Stavolta forse anche la Svizzera tedesca…

Intervista con Marina Carobbio Guscetti

Come nel 2007, la campagna per la cassa malati pubblica si sta facendo infuocata. Sono già apparsi i primi annunci che descrivono la proposta dell’iniziativa come una trappola dei Rossi. Intanto in Parlamento si sta varando una legge per sorvegliare l’operato poco trasparente degli assicuratori. Di pressioni delle lobby degli assicuratori malattia, di attività parlamentare e di cassa malati pubblica abbiamo parlato con la consigliera nazionale Marina Carobbio Guscetti, da anni in prima fila in difesa degli assicurati.

Si sa: a Berna voi deputati siete prede ambite da parte delle lobby. Ci dica la verità: dato il suo mandato nella Commissione della sicurezza sociale e della sanità (CSSS), ha mai ricevuto qualche «proposta indecente» da parte degli assicuratori?

No, anche perché le mie posizioni sono chiare e note anche pubblicamente: mi impegno per una sanità di qualità accessibile a tutti e contro una medicina a due velocità, sono tra i promotori dell’iniziativa per una cassa malati pubblica, mi sono sempre battuta contro le potenti lobby delle casse malati e dell’industria farmaceutica…

Cosa pensa allora dei suoi colleghi che, essendo membri di un Consiglio di amministrazione di una società privata, sono chiamati a prendere delle decisioni politiche che possono avere delle ripercussioni economiche importanti su quella stessa società? Non c’è il rischio di un conflitto d’interessi?

Il rischio c’è ed è evidente. Ecco perché nel 2008 la consigliera nazionale socialista Jacqueline Fehr ha chiesto una modifica di legge, purtroppo respinta, per un disciplinamento più severo delle norme che determinato l’incompatibilità tra il ruolo di deputato all’Assemblea federale e quello di membro di un consiglio di amministrazione di una cassa malati. Una perizia giuridica designa infatti «le casse malati nell’ambito dell’assicurazione di base quali organi dell’Amministrazione statale diretta». Le regole di incompatibilità devono quindi essere applicate come in seno all’Amministrazione. Oggi un membro del Parlamento svizzero non può essere, per esempio, membro della commissione del Parco nazionale. Paradossalmente è invece consentito presiedere il consiglio di amministrazione di una cassa malati e nel contempo sedere in Parlamento.

È vero allora che a volte i progetti sui quali la Commissione deve lavorare sono concepiti dagli specialisti delle casse?

Non è proprio così. Normalmente noi lavoriamo su proposte del Consiglio federale, chele sottopone al Parlamento sotto forma di messaggi. Si tratta di revisioni legislative, come ad esempio la legge sui prodotti terapeutici, o di nuovi progetti di legge, come la nuova legge sulla sorveglianza sull’assicurazione malattia. I membri del Parlamento possono però fare a loro volta delle proposte sotto forma di atti parlamentari. Capita che le lobby riescano a convincere un parlamentare a depositare una determinata proposta o a sostenere determinate posizioni in commissione o in Parlamento. Attualmente è all’esame del Parlamento la revisione della legge sugli agenti terapeutici: nella sessione straordinaria del mese di maggio è stata discussa al Consiglio nazionale. Purtroppo in Ticino non se ne è quasi parlato, ma tra i punti cruciali di questa legge c’è anche la regolamentazione dei brevetti per i medicamenti e l’immissione sul mercato di nuovi medicamenti. Ecco che la lobby farmaceutica è riuscita a ottenere, passando quasi inosservata, l’esclusività di mercato per certi nuovi medicamenti. Di fatto ciò significa guadagni enormi per il settore farmaceutico. Queste proposte sono arrivate in commissione tramite rappresentanti vicini a queste lobby.

Di recente si è parlato molto della legge sulla sorveglianza per l’assicurazione di base. Di che cosa si tratta?

Oggi non ci sono le basi legali sufficienti per sorvegliare adeguatamente le casse malati che operano nel settore dell’assicurazione malattia di base. Ad esempio l’Ufficio federale per la sanità pubblica non ha le basi legali per intervenire per Content und Tabelle far abbassare dei premi troppo alti in rapporto ai costi nel Cantone. Con la legge sulla sorveglianza potrà farlo e anche compensare i premi pagati di troppo dagli assicurati.

Una legge che però non è ancora stata introdotta. Quali le pressioni di Santésuisse?

Il varo di questa legge è ancora in corso ed è stato possibile arrivare a questo punto anche perché a fine settembre si vota sulla cassa malati pubblica federale. Quindi anche gli ambienti di Centro destra si sono resi conto che qualcosa si deve fare in quest’ambito. Ma le pressioni per annacquare il tutto si sono fatte sentire e direi che non è solo Santésuisse, ma tutte le casse malati e quindi anche l’altro gruppo di assicuratori, Cura futura. Ecco perché il varo di questa legge è tanto lungo e non è ancora giunto al termine.

Dato che l’ha nominata, ci spiega quali dinamiche si celano dietro la creazione di Cura futura, il gruppo di pressione presieduto da Ignazio Cassis?

È semplicemente un’acquisizione di potere tra assicurazioni e gruppi assicurativi, legata anche a scelte strategiche di posizionamento nel mercato sanitario.

Parliamo un po’ dell’iniziativa. Chi paga la campagna degli assicuratori? Gli assicurati?

Gli assicuratori, ma con i soldi degli assicurati che, non potendo essere attinti dall’assicurazione di base perché sarebbe contrario alla legge, arrivano dalle assicurazioni complementari. Una campagna, quella dei contrari, che costerà milioni! Ma non solo: nelle pubblicazioni inviate ai loro assicurati, molte casse malati sparano a zero contro la cassa malati pubblica. Un modo di agire in contrasto con i principi di oggettività e imparzialità enunciati dal Consiglio federale e sottolineati nella sua risposta del 6 giugno scorso a un’interpellanza, secondo cui «le informazioni nelle riviste per i clienti degli assicuratori malattia devono corrispondere ai principi di oggettività, imparzialità e trasparenza». Purtroppo alla fine del mese di giugno la maggioranza della Commissione della sanità del Consiglio nazionale ha deciso di non intraprendere dei passi concreti per impedire questi abusi illegali.

Diciamolo: sette anni fa il testo in votazione fu spazzato via. Un dato interessante fu però il grado di approvazione dei cittadini ticinesi, che si attestò a quasi 18 punti percentuali in più della media nazionale. Come mai?

In Ticino come in Romandia la salute è vista giustamente come un servizio pubblico. Quindi non può essere gestita secondo regole di mercato. Questo concetto importante si fa ora sempre più strada anche nella Svizzera tedesca, finora più restìa a un cambiamento di sistema. L’attuale iniziativa vuole modificare il sistema di finanziamento dell’assicurazione malattia tramite una cassa unica per l’assicurazione di base, invece di una pseudoconcorrenza tra 60 casse. L’iniziativa vuole più equità e maggiore trasparenza. Propone anche un modello più semplice di quanto proposto nelle precedenti votazioni. Negli ultimi anni i problemi legati alla caccia ai buoni rischi, alla mancanza di trasparenza, al marketing aggressivo degli assicuratori malattia sono aumentati e, se aggiungiamo il problema dei premi pagati in eccesso in alcuni Cantoni, è probabile che il numero di coloro che sono convinti che ci voglia un cambiamento di sistema sia in aumento.

Il settore della salute non concerne solo gli assicurati e gli assicuratori. Un ruolo fondamentale lo svolgono i medici, il personale paramedico, i fisioterapisti eccetera. In questo senso la libertà di voto decretata dalla Federazione dei medici svizzeri (FMH) è una prima molto interessante.

L’iniziativa per una cassa malati pubblica è sostenuta da un ampio fronte, che vede raggruppati, oltre al Partito Socialista, ai Verdi e ai sindacati, anche le associazioni dei consumatori, dei pazienti e di numerosi fornitori di prestazioni. In particolare i fisioterapisti, le levatrici e gli infermieri. Ci sono poi molti medici che sostengono la proposta, al punto che si è creato anche un comitato di medici, e alcune organizzazioni mediche cantonali che sostengono il progetto di cassa pubblica. Quest’ampio sostegno da parte dei fornitori di prestazioni è sicuramente legato all’opacità del sistema di assicurazione malattia e alla cosiddetta selezione dei rischi, che fa sì che le casse malati facciano di tutto per acquisire pazienti giovani e sani a scapito di quelli anziani e con malattie croniche. Per i medici e gli altri professionisti sanitari ciò significa che, a dipendenza della cassa a cui è affiliato, un assicurato riesce a ricevere più facilmente delle cure che dovrebbero essere uguali per tutti, essendo pagate dall’assicurazione di base. Penso ad esempio alla fisioterapia o alle cure di riabilitazione o a certi medicamenti usati per il trattamento di malattie oncologiche o rare. Tutto ciò genera lunghe trafile burocratiche, che per i medici significano meno tempo per i pazienti. Ecco perché sono in molti a sostenere il cambiamento di sistema e quindi la cassa malati pubblica federale.

Chi è

Nata nel 1966, medico, sposata e con due figli, dopo 16 anni in Gran Consiglio Marina Carobbio è entrata in Consiglio nazionale nel 2007. Oggi è vicepresidente del Partito Socialista Svizzero, presidente dell’Associazione svizzera inquilini, copresidente dell’Associazione per l’aiuto medico al Centro America, presidente della Coordinazione nazionale per la politica delle dipendenze, membro del comitato del Coordinamento donne della sinistra, membro del comitato del Movimento dei senza voce, membro supplente del comitato VPOD.

Intervista di Nestor Buratti in Confronti Numero 66. 

 

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