Sia nel settore bancario che nel mondo del lavoro ci vogliono più responsabilità e non deregolamentazione!

Su diversi quotidiani svizzeri, tra i quali il corriere del Ticino, il CEO di Ubs Sergio Ermotti ha presentato la sua strategia per una Svizzera più competitiva basata su cinque pilastri. Di fatto si tratta di una vera e propria arringa in favore di una maggiore deregolamentazione del settore finanziario, una maggiore competitività fiscale e una maggiore flessibilità nel mondo del lavoro. La sua strategia, evidentemente, è rivolta soprattutto a salvaguardare i privilegi della piazza finanziaria, ma non disdegna qualche appunto sulla politica economica. In particolare quando suggerisce che “lo Stato deve puntare sistematicamente a mantenere bassi i costi per le imprese svizzere”: affermazioni che preoccupano, soprattutto nel contesto attuale dove alcune imprese non si fanno scrupoli a minacciare delocalizzazioni e a decidere riduzioni di salari. Di queste decisioni spregiudicate, prese sulle spalle dei lavoratori e delle lavoratrici, purtroppo, ancora una volta, il nostro Cantone detiene un triste primato. A felicitarsi delle proposte avanzate da Sergio Ermotti troviamo, tra gli altri, il presidente del partito liberale svizzero Philipp Müller, che ricorda come anche il suo partito, nell’ambito della presa di posizione contro il franco forte, ha recentemente avanzato richieste simili, e cioè quelle classiche del liberismo: da una maggiore flessibilità nel mondo del lavoro a meno tasse, da più concorrenza a meno controlli.

Il momento congiunturale è difficile, l’andamento economico e la perdita di posti di lavoro preoccupano, ma la soluzione non è garantire privilegi alla finanza e al capitale a scapito di tutte quelle persone che quotidianamente, con il loro lavoro, contribuiscono al benessere del nostro paese. Perché di fatto, è quanto oggi sia Ermotti sia il partito liberale vogliono. Nel 2008 abbiamo visto dove ci ha portato l’ingordigia del settore bancario e l’enorme rischio che il nostro paese ha dovuto sobbarcarsi per correre ai ripari. Non possiamo ripetere gli stessi errori e ad aggiungervene altri! I disastri causati da una politica tesa ad attirare imprese a basso valore aggiunto sono, purtroppo, ben conosciuti a sud delle alpi. Fare impresa è importante, ma per farla ci vuole una cultura d’impresa che riconosca dignità alle persone che vi lavorano sia dal punto di vista retributivo sia per quanto riguarda le condizioni di lavoro. Piuttosto che un invito alla deregolamentazione avrei preferito sentire un appello agli imprenditori a non utilizzare la questione del cambio per giustificare decisioni già prese in precedenza e a non mettere in pericolo la coesione sociale. Sarebbe un atto di responsabilità da parte di un dirigente della maggiore banca svizzera.

Articolo apparso sul Corriere del Ticino del 23 febbraio 2015

 

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