Intervento in Consiglio nazionale durante il dibattito sulle conseguenze del franco forte

La decisione delle Banca nazionale permette a partiti del fronte di centro-destra come l’UDC e il Partito liberale-radicale, ma anche ad associazioni di categoria di riproporre una loro vecchia ricetta: deregolamentare e far pagare ai dipendenti le conseguenze della sopravvalutazione del franco. Diciamolo, è pericoloso e sbagliato far credere che si possano affrontare i problemi causati dal franco forte unicamente a livello di singole aziende, diminuendo il salario e peggiorando le condizioni di lavoro.
Purtroppo, il mio cantone detiene un primato del quale c’è poco da vantarsi, quello delle imprese che dopo la decisione della Banca nazionale hanno deciso unilateralmente, senza mostrare i bilanci, misure a scapito dei loro dipendenti. Sono oltre una dozzina in Ticino, le aziende, che dal 15 gennaio ad oggi hanno disposto di tagliare i salari e di versare i salari in euro; o hanno annunciato dei licenziamenti. Certo, l’industria d’esportazione e il turismo soffrono particolarmente. Ma non tutte le aziende hanno reali difficoltà. C’è chi cerca di sfruttare la situazione per giustificare decisioni già prese ben prima dell’abbandono della soglia minima franco-euro, senza nemmeno aspettare che il cambio si stabilizzi, scaricando così il rischio aziendale sui dipendenti.
Ci sono aziende, in Ticino come altrove, attive anche nel settore della meccanica di precisione, come ad esempio la Mes SA a Stabio, che hanno deciso l’abbassamento dei salari, addirittura del 17 per cento nel caso della Mes SA – un’azienda che guarda caso aveva disdetto il contratto collettivo e tolto la tredicesima poco più di un anno fa. O ci sono aziende, come la Exten a Mendrisio, la quale voleva addirittura imporre tagli salariali fino al 30 per cento, tagli che per fortuna, grazie alla tenacia dei lavoratori che sono scesi in sciopero, hanno potuto finora essere contrastati. Ci sono poi aziende che versano i salari in euro, diminuendo di fatto i salari reali di tutti i dipendenti.
Ribaltare il rischio aziendale – il rischio sul cambio è un tale rischio – sui lavoratori è vietato dal Codice delle obbligazioni. Sempre secondo il Codice delle obbligazioni, il salario deve essere pagato in moneta avente corso legale, quindi in franchi svizzeri, ma le parti possono derogarvi mediante accordo. Nelle regioni di frontiera il versamento di salari in euro accentua la pressione sui salari e il dumping salariale, oltre ad discriminare i lavoratori.
Ecco perché oggi ripropongo questo tema in questo dibattito e lo faccio anche con una mozione che chiede il divieto del versamento dei salari in euro.

Ci sono fortunatamente anche aziende che rifiutano soluzioni affrettate e soprattutto non chiamano alla cassa i loro dipendenti. Salvaguardare le condizioni di lavoro e i salari va quindi a vantaggio dei lavoratori ma anche di quelle aziende virtuose che non speculano sulle spalle dei loro dipendenti. Alla situazione difficile per i lavoratori e le regioni più esposte non si può rispondere con più deregolamentazione. Piuttosto ci vuole un potenziamento delle misure di accompagnamento. Ma non solo! Oltre interventi monetari bisogna mantenere il potere d’acquisto, garantendo i salari e diminuendo i prezzi e non da ultimo i costi dell’alloggio e dei premi cassa malati. Ci vuole uno sforzo collettivo per la coesione sociale e regionale in questo Paese. Questo sforzo non è la deregolamentazione del lavoro o delle condizioni di lavoro!

Intervento in Consiglio nazionale durante il dibattito sulle conseguenze del franco forte del 15.3.2015

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