No al raddoppio del Gottardo è un atto di responsabilità per le future generazioni

Vado spesso in montagna. Mi ritengo fortunata di poter salire sulle nostre cime e di vivere in un paese che ha delle montagne così belle. Ma poi penso a quanto succede “sotto”. Al traffico, all’inquinamento, al fatto che decisioni politiche arrischiano di mettere a repentaglio la politica di trasferimento del traffico su rotaia. Come madre penso allora ai miei figli e al futuro che vorrei dare loro: certamente non quello di un asse nord-sud ancora più motorizzato, di un fondovalle che visto dall’alto certe volte mostra la cappa di smog. Mi auguro invece che sia loro preservato uno spazio alpino e subalpino vivibile, con meno traffico e con una buona qualità di vita.

Sono passati anni 27 anni da quando è stato acceso il primo falò sulla Alpi a difesa dello spazio alpino. Un incontro che si è ripetuto negli anni e che ha visto centinaia di persone parteciparvi. Quest’ anno siamo qui, in un luogo simbolico, vuoi perché la cosiddetta “via delle genti “è stata ed è un punto di incontro tra il sud e il nord, ma anche poiché questo bel massivo arrischia di essere traforato per l’ennesima volta. Come ci ricorda anche lo scrittore Giovanni Orelli nel suo racconto dal titolo “Sul Gottardo con Coppi e Koblet”, “Ma quante cose sono scomparse in zona San Gottardo che i tantissimi viaggiatori di epoche passate poterono ammirare? E la montagna? La montagna, con il passo, è rimasta bella. Anche se è una montagna tutta bucata al suo interno …”Tra i quali uno di Giovanni Orelli dal titolo “Sul Gottardo con Coppi e Koblet”, dal quale traggo queste frasi, che magari invogliano qualcuno alla lettura: “… Ma quante cose sono scomparse in zona San Gottardo che i tantissimi viaggiatori di epoche passate poterono ammirare? E la montagna? La montagna, con il passo, è rimasta bella. Anche se è una montagna tutta bucata al suo interno …”

In Svizzera abbiamo fatto delle scelte lungimiranti. Come il voto popolare sull’articolo costituzionale per la protezione delle alpi. O la decisione di costruire la trasversale alpina. Scelte che con il raddoppio del tunnel autostradale del Gottardo verrebbero messe in discussione.

Dire No al raddoppio non significa isolare il Ticino per tre anni come sostengono pretestuosamente i fautori del 2. Tunnel. Ci sono infatti delle valide alternative, anche molto meno costose del raddoppio della Galleria. Quando si dovranno iniziare i lavori di risanamento dell’attuale Galleria autostradale saranno disponibili le gallerie ferroviarie di base del Gottardo e del Ceneri e con il trasbordo delle auto fra Göschenen e Airolo e “un’autostrada viaggiante” per i camion nella nuova galleria di base il Ticino sarà sempre raggiungibile su strada.

Le ondate di caldo di quest’estate evidenziano i cambiamenti climatici, dovuti anche all’inquinamento. Sono necessarie misure incisive per ridurre il C02 e il traffico motorizzato, grazie anche alla politica di trasferimento. Un secondo tunnel sabota la protezione delle Alpi ancorata nella Costituzione. E soprattutto mette a rischio l’ambiente e la qualità di vita sull’arco alpino, ma anche nelle regioni più a sud o a nord. Immaginiamoci che vuol dire un ulteriore aumento di traffico per chi abita a sud del Ticino che già oggi registra tassi di inquinamento molto elevati dovuti al traffico motorizzato. Tumori e malattie respiratorie sono nettamente sopra la media nazionale e colpiscono principalmente bambini e anziani. Uno studio della Confederazione dimostra che nel 2005 la cattiva qualità dell’aria ha causato in Svizzera 42’000 casi di bronchite acuta nei bambini e 44’000 casi di attacchi di asma negli adulti. Il traffico stradale è una delle cause principali del peggioramento della qualità dell’aria.

Non è questo il futuro che volgiamo dare alle future generazioni. Ecco perché ci opponiamo al raddoppio del Gottardo.

Falò delle Alpi 2015 – Passo del San Gottardo, 8 agosto 2015

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