«Se salta la riforma, in pensione a 67 anni»

Intervista a Marina Carobbio, Consigliera nazionale
di Anna Fazioli, Corriere del Ticino

La riforma del sistema pensionistico Previdenza 2020 sarà il tema forte dell’Assemblea dei delegati socialisti, in programma domani a Castione. Nel Parlamento federale il PS è riuscito a imporre la propria linea alleandosi con il PPD. Ma la sinistra non è unanime: alcuni sindacati romandi hanno già lanciato il referendum. Vista la sensibilità del tema, i delegati dovrebbero dare il via libera a una consultazione generale presso la base del partito. Una procedura usata finora solo due volte nella storia del PS. La popolazione sarà in ogni caso chiamata a esprimersi il prossimo 24 settembre, dato che la riforma implica una modifica costituzionale.

Come mai volete fare questa consultazione generale?

«È una possibilità prevista nei nostri statuti: finora è stata usata una volta negli anni Venti, poi nel 1995 per la decima revisione dell’AVS, l’ultima riforma delle pensioni portata a termine con successo. L’anno scorso il congresso socialista si è posto come obiettivo di coinvolgere maggiormente la base del partito, in particolare nei temi per noi fondamentali; e la Previdenza 2020 lo è senza dubbio».

Come funziona esattamente la procedura?

«Domani a Castione i delegati prenderanno posizione sulla riforma. Nei giorni successivi verrà inviato a tutti gli iscritti al PS un libretto analogo a quello che si riceve prima delle votazioni federali: vi saranno riassunti pro e contro della riforma, nonché le posizioni prese dai vari organi del partito. Ciascuno dovrà poi spedire il proprio voto. Il 30 aprile comunicheremo i risultati».

È un modo per serrare le fila? Il gruppo PS in Parlamento ha adottato all’unanimità Previdenza 2020, ma nella base c’è chi la combatte.

«Sapevamo che ci sarebbe stata una certa resistenza. Soprattutto perché le donne pagano un caro prezzo con l’innalzamento a 65 anni dell’età di pensionamento. Infatti in Parlamento abbiamo fissato delle condizioni al nostro sostegno. Una di queste è l’aumento di 70 franchi delle future rendite AVS (840 franchi all’anno) e l’aumento del tetto massimo per le rendite dei coniugi (fino a 2.712 franchi all’anno), due fattori che contribuiscono a garantire una compensazione accettabile al calo dell’aliquota del secondo pilastro. La riforma contiene poi altri miglioramenti, in particolare per coloro che lavorano a tempo parziale, ovvero molto spesso le donne. Questi aspetti vanno spiegati bene. Per questo intendiamo visitare molte sezioni locali».

Le grandi organizzazioni sindacali appoggiano la riforma, ma c’è una forte minoranza contraria e alcuni sindacati romandi hanno già annunciato il referendum.

«La riforma è molto complessa, non la si può affrontare solo con gli slogan. La votazione ci sarà in ogni caso, perché l’aumento dell’IVA da destinare alle casse AVS richiede una modifica costituzionale. Il Parlamento ha voluto legare a questo aspetto tutta la riforma, proprio per dare alla gente la possibilità di esprimersi su un oggetto di tale importanza. Solo così la direzione da prendere potrà essere confermata. Con o senza il referendum, per me è importante coinvolgere il più possibile non solo la sinistra, ma tutta la popolazione. Le persone che mi contattano vogliono sapere che cosa cambierà concretamente per la loro pensione».

In particolare i contrari nella sinistra non digeriscono l’età di pensionamento a 65 anni per uomini e donne.

«Capisco che si tratta di un cambiamento che preoccupa. Del resto noi l’abbiamo combattuto in Parlamento. Ma la riforma contiene anche fattori positivi di cui si parla meno. Ad esempio verrà ridotta la parte di salario non soggetta ai contributi LPP. Inoltre per chi ha un reddito annuo fino a 39.000 franchi sarà possibile andare in pensione a 64 anni senza perderci grazie ai 70 franchi in più per le rendite AVS.

Bisogna tener presente che una riforma della previdenza vecchiaia è necessaria: la popolazione invecchia, l’AVS è sotto pressione e anche il secondo pilastro non riesce più a garantire rendite adeguate. Sarebbe peccato far saltare tutto per un aspetto negativo. È vero che la parità salariale è lungi dall’essere raggiunta e che il lavoro femminile di cura e assistenza non è abbastanza riconosciuto. Ma non è affossando questa riforma che riusciremo a migliorare in questi ambiti, nei quali dobbiamo mobilitarci con forza».

Invece la destra combatte soprattutto i 70 franchi in più per l’AVS: si tratta di un ampliamento del primo pilastro, quando uno degli obiettivi principali della riforma era il suo risanamento.

«L’aumento di 70 franchi è coperto interamente da un aumento dei prelievi salariali pari a 0,3 punti percentuali (metà a carico del dipendente e metà del datore di lavoro), quindi non ci saranno spese aggiuntive per il fondo AVS. Inoltre la riforma permette di finanziare le rendite AVS fino al 2030, grazie all’aumento dell’IVA di 0,6 punti percentuali (di fatto l’aumento sarà solo di 0,3 punti, il resto è il supplemento oggi destinato all’AI che dal 2018 passerà all’AVS). Mi sembra che si tratti di aumenti sopportabili sia per il dipendente che per le imprese. Nella versione difesa dalla destra, i contributi sui salari sarebbero stati ben più alti».

Non è irrealistico continuare a rifiutare un innalzamento dell’età di pensionamento, considerato quanto è aumentata la speranza di vita?

«È vero che la demografia cambia, ma per le persone che iniziano a lavorare molto giovani e che fanno attività pesanti, un pensionamento a 67 anni è anacronistico! La riforma prevede un pensionamento flessibile, tra 62 e 70 anni. La rendita verrebbe adeguata di conseguenza verso il basso o verso l’alto. Da segnalare che le riduzioni per chi anticipa il pensionamento sarebbero inferiori a quelle in vigore attualmente. Bisogna anche ricordare che chi è più anziano fa più fatica a trovare lavoro e c’è il rischio che la digitalizzazione accresca questo problema. Infine, tutti i sondaggi mostrano che un aumento dell’età di pensionamento a 67 anni verrebbe respinto in votazione».

La sinistra ripete spesso che la riforma favorisce chi lavora a tempo parziale, quindi le donne. Significa che conviene continuare a lavorare poco?

«Al contrario, da sempre ci battiamo per favorire l’accesso al lavoro anche per le donne, più in generale per permettere alle donne e agli uomini di meglio conciliare lavoro e esigenze familiari. I miglioramenti della riforma concernono soprattutto chi lavora a tempo parziale, ma anche per chi è occupato a tempo pieno ci saranno i 70 franchi in più. Inoltre ricordo che la sinistra accetta questa riforma anche perché la destra vorrebbe invece farla colare a picco nell’intento di ottenere il pensionamento a 67 anni».

Chi ha tra 45 e 65 anni sarà escluso dalla riduzione dell’aliquota per il secondo pilastro, ma riceverà comunque i 70 franchi in più al momento del pensionamento. Non li avranno invece i pensionati attuali.

«Il fatto che i 70 franchi vadano a tutti, rientra nella logica dell’AVS. È un pilastro ridistributivo, chi guadagna di più paga anche di più, ma la rendita ha un limite massimo. Ricordo inoltre che l’ultimo aumento delle rendite AVS c’è stato ben vent’anni fa. Noi avremmo voluto dare i 70 franchi anche ai pensionati attuali, ma la maggioranza ha voluto altrimenti. Siamo perlomeno riusciti a mantenere la possibilità per il Consiglio federale di adeguare le rendite AVS al costo della vita».

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