Quel 14 giugno del 1991 oggi più che mai attuale

26 anni fa, nel 1991, da studentessa a Basilea partecipavo allo sciopero delle donne convinta che fosse mio dovere battermi per i diritti delle donne e contro le discriminazioni legate al sesso.

Di quel memorabile sciopero ricorre oggi il 26esimo anniversario: il 14 giugno del 1991 un milione di donne in Svizzera hanno incrociato le braccia con lo slogan “se le donne vogliono tutto si ferma” per rivendicare parità di diritti e uguaglianza salariale. Rivendicazioni tuttora attuali, dal momento che le donne subiscono ancora discriminazioni salariali, vivono situazioni più precarie nel mondo del lavoro e sono meno rappresentante nei vertici della politica, delle imprese e nei media. Per lottare contro le disparità di genere un nuovo movimento femminista si sta facendo strada in Svizzera e nel mondo rivendicando l’uguaglianza salariale, chiedendo la fine del sessismo e degli attacchi ai diritti delle donne, portando avanti il riconoscimento del lavoro di cure ancora prevalentemente femminile e lottando per una presenza egualitaria nelle posizioni decisionali in politica ed economia. Allora come oggi sono convinta che ci voglia un movimento delle donne per smuovere le cose e cambiare i rapporti di forza che sono ancora dettati da logiche di potere maschili. Ne sono convinta anche per i miei figli e le generazioni future, che dovranno poter beneficiare della maggiore presenza delle donne a livello politico, economico e del mondo del lavoro, così come a livello collettivo e personale. La costruzione di una società paritaria e non discriminatoria passa, oggi più che mai, anche dal femminismo alla luce degli attacchi ai diritti delle donne e delle minoranze in più parti del mondo. Oggi in occasione di questa ricorrenza ho quindi ripreso, interrogando il Consiglio federale, un tema più che mai attuale, quello del ruolo dell’imprenditorialità femminile e del sostegno al suo sviluppo.

Infatti, secondo l’indagine Global Entrepreneurship Monitor (GEM) la Svizzera è ben posizionata in termini d’imprenditorialità femminile rispetto alla media internazionale: secondo il rapporto, le donne hanno avviato più del 50% delle attività imprenditoriali precoci in Svizzera nel 2014, pari al tasso più alto tra i paesi rivolti verso l’innovazione. Tale quota non superava il 30% nel 2003. Ma la situazione è veramente così rosea? Al di là di questi dati certamente positivi, il gender gap nel settore imprenditoriale svizzero sussiste, eccome! Le attività imprenditoriali precoci non si concretizzano necessariamente in aziende e tra le fondatrici di start-up di successo le donne sono sottorappresentate. Così ad esempio la percentuale di donne fondatrici delle più 50 più importanti start-up è solo del 9 %. Una presenza di start-up di successo in Svizzera favorisce l’economia svizzera. Per farlo è necessario che anche promuovere e valorizzare l’imprenditorialità femminile. Ho quindi rivolto alcune domande al Consiglio federale: come valuta la situazione, quante aziende create da donne sono sostenute tramite i mezzi messi a disposizione dalla Confederazione nell’ambito delle politiche a favore delle start-up e nuove imprese o se intende incoraggiare con altri strumenti l’imprenditorialità femminile. Guardando infine la presenza di esperte nella commissione nazionale per la tecnologia e l’innovazione (CTI), responsabile di valutare i progetti di innovazione da sostenere, casca subito l’occhio alla scarsa presenza di donne. Auspico quindi e invito il Consiglio federale a nominare più donne in questi gremì, convinta che valorizzerebbe la competenza femminile. A dipendenza della risposta che mi darà il Governo vedrò se e in che forma presentare delle proposte concrete per ridurre anche questo ennesimo gender gap. Intanto non dimentichiamoci di quel 14 giugno…

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