Svizzera italiana

Equa rappresentanza delle componenti linguistiche in un Consiglio federale a nove- Intervento in Consiglio nazionale 27.9.2016

La questione della rappresentazione della Svizzera italiana in Consiglio federale si iscrive in un sentimento sempre più diffuso di una coesione nazionale svizzera in difficoltà. Segnali d’allarme quale il graduale abbandono dell’apprendimento delle lingue nazionali a favore dell’inglese in alcuni cantoni o la persistenza della sottorappresentazione dei romandi e degli italofoni nell’Amministrazione federale sono sempre più lampanti. In certi dipartimenti gli impiegati italofoni non raggiungono le soglie previste dalle direttive del Consiglio federale. Le diverse componenti linguistico-­culturali svizzere non sono sempre rappresentate nelle proporzioni adeguate ciò che nuoce alla struttura multiculturale e alla coesione nazionale, elementi costitutivi della forza del nostro paese.
La Svizzera italiana presenta delle caratteristiche particolari che rendono importante una sua adeguata rappresentazione a livello federale. Il Ticino, la parte più importante della Svizzera italiana, presenta delle difficoltà economiche molto specifiche legate al suo essere Cantone di frontiera. Alla luce di queste particolarità sembra ulteriormente importante avere un rappresentante in Consiglio federale che sia in grado di mettere in rilievo le sfide specifiche di questa regione, garantendo così anche il rispetto dell’articolo costituzionale che stipula che “Le diverse regioni e le componenti linguistiche del Paese devono essere equamente rappresentate » (Art 175, cpv.4). Questo articolo, non essendo di natura vincolante, non sembra oggi essere sufficientemente preso in considerazione al momento dell’elezione dei consiglieri federali. Se in passato la rappresentazione della Svizzera italiana sembra essere stata garantita piuttosto bene, dal 1999 le difficoltà a riuscire a rappresentare la componente italofona in governo sono aumentate. In realtà, le candidature ticinesi non sono mancate, ma sembrano sempre essere state escluse piò o meno velocemente.
L’organizzazione e il funzionamento del governo svizzero sono rimasti gli stessi dal 1848, un caso eccezionale nelle democrazie odierne. Visto le crescenti sfide e le difficoltà riscontrate a rappresentare adeguatamente tutte le componenti linguistiche sembra opportuno ripensare l’organizzazione del governo svizzero. L’aumento di mozioni e proposte parlamentari provenienti dal Canton Ticino e dal partito socialista su questa questione negli ultimi anni dimostra il crescente riconoscimento del carattere problematico dell’organizzazione attuale de governo.

L’unico elemento riguardante la composizione del Consiglio Federale che è stato modificato dal 1848 è la clausola cantonale, eliminata nel 1999 e sostituita da una clausola linguistico-regionale, non vincolante, che stipula che le diverse regioni e comunità linguistiche debbano essere equamente rappresentate (Articolo 175, cpv. 4).
E’ importante sottolineare come la presenza della Svizzera italiana non debba essere per forza identificata come la volontà di rappresentare un solo cantone, il Ticino, come viene spesso fatto. Gli italofoni in Svizzera non si trovano solo in Ticino o nei Grigioni italiani, bensì in tutte le regioni della Svizzera. Sarebbe dunque opportuno affrontare la questione dell’italianità non soltanto come un problema del Canton Ticino, ma piuttosto come la necessità di rappresentare una lingua e una cultura propria alla Svizzera intera.
La proposta di aumentare da 7 a 9 i consiglieri federali permetterebbe di rappresentare meglio le diversi componenti linguistico-­culturali della Svizzera, tenendo conto della necessaria ponderazione e valutazione politica da parte del parlamento,  ma anche di aumentare l’efficienza del Consiglio Federale. La Svizzera è in effetti uno dei governi al mondo con meno ministri, ci che rende il carico di lavoro dei consiglieri federali molto importante. L’aumento a 9 consiglieri federali permetterebbe di riorganizzare i dipartimenti in modo più efficiente e soprattutto per rafforzare la legittimazione democratica del Governo e la coesione nazionale.