Un bilancio dolce e amaro

Un bilancio dolce e amaro

Un anno difficile, con qualche boccone amaro. Prima l’immigrazione sulla votazione di massa, poi la stangata ai salari minimi. Ma il 2014 è stato anche l’anno in cui la popolazione ha detto No ai Gripen e ha riflettuto profondamente su temi importanti come il sistema della cassa malati e le sue storture. A colloquio con Marina Carobbio Guscetti, consigliera nazionale e vicepresidente del PSS, per fare un bilancio dell’anno passato e per qualche previsione sul 2015.

Quale fra le votazioni che hanno avuto luogo nel 2014 ha lasciato il segno e perché?

Sicuramente quella sull’immigrazione di massa: un voto radicale che mette in discussione gli Accordi bilaterali, creando non pochi problemi. Ora resta da vedere come verrà applicata a livello federale. Questa votazione va analizzata con attenzione, perché mette in luce un malessere della popolazione che riguarda soprattutto la pressione sul mercato del lavoro, problemi ai quali le forze politiche di Centro destra non hanno voluto dare risposta.

Eppure il PS aveva dato valide alternative, ma la popolazione ha fatto orecchie da mercante. Che cosa ti ha deluso di più di questo anno politico?

Certamente il risultato sull’iniziativa sui salari minimi. Che cosa è successo? Il mondo economico di Destra ha puntato sulla paura ed è riuscito nel suo intento. Ora quello che possiamo fare è ripensare come formulare proposte di questo tipo in futuro per rispondere ai problemi del mondo del lavoro e della precarietà. Ad esempio con l’estensione dei contratti collettivi, che a mio parere andrebbero generalizzati, perché fra i vari punti tutelano anche i salari, obbligando i datori di lavoro a rispettare un livello minimo o meglio tutelando il lavoro su chiamata. Non da ultimo esigendo finalmente la parità salariale fra uomini e donne.

Che risultati invece ti hanno piacevolmente stupita?

Sottolineo l’iniziativa per una cassa malati pubblica, perché, se è vero che è stata bocciata, è anche vero che ha avuto delle ripercussioni non scontate e assolutamente necessarie. Prima di tutto ha suscitato un grande dibattito a livello pubblico e un grande interesse da parte della popolazione. Inoltre ha permesso di ottenere finalmente una legge sulla sorveglianza sulle casse malati, finora inesistente. Così ad esempio l’Ufficio federale della Sanità pubblica potrà intervenire quando i premi saranno troppo alti rispetto ai costi cantonali e in generale qualora essi crescano in maniera eccessiva, misure che prima non poteva mettere in atto in maniera così diretta. Questo importante risultato non ci sarebbe stato senza l’iniziativa. Non dimentichiamo infine il successo del referendum contro l’acquisto degli aerei da combattimento Gripen. Il bilancio del 2014 è dolce e amaro al tempo stesso, ma deve permetterci di continuare a impegnarci in direzione di maggiori solidarietà e giustizia sociale.

E adesso partiamo con un nuovo anno ricco di sfide e opportunità.

Direi che il 2015 è iniziato bene: abbiamo raccolto 120 mila firme contro il raddoppio del Gottardo e il 10% viene dal Ticino, cosa che la dice lunga. Il raddoppio metterebbe a rischio il trasferimento del traffico su rotaia e avrebbe pesanti ripercussioni sull’ambiente e sulla qualità della vita della popolazione dell’arco alpino. È un tema molto importante, perché si decide su che tipo di politica dei trasporti si intende puntare.

Quali saranno i temi del 2015?

Certamente quelli legati ai nostri rapporti con l’Europa in seguito alle votazioni del 9 febbraio 2014, ma bisognerà prestare attenzione anche ai nuovi accordi che si stanno sviluppando a livello internazionale. Penso in particolare agli accordi di libero scambio, come il cosiddetto TISA, che potrebbe avere gravi conseguenze anche per il futuro del nostro servizio pubblico e della democrazia. Si deve inoltre perseguire una politica delle famiglie degna di questo nome, che permetta di coniugare famiglia e lavoro, e al contempo bisogna attuare tutte quelle misure tese a evitare l’assottigliarsi del reddito delle economie domestiche. Questo significa lavorare sul tema degli alloggi: non dimentichiamo che gli affitti sono la principale voce di spesa per le economie domestiche. Mancano alloggi a pigione moderata, e non a caso l’Associazione svizzera degli inquilini, che presiedo, sta studiando un’iniziativa popolare a livello federale. Significa anche non mollare sui premi delle casse malati: a Berna, per esempio, si sta discutendo la proposta di esentare i bambini dal pagamento dei premi. Quest’anno sono iniziati i lavori sull’importante riforma del nostro sistema previdenziale, nel quale come Socialisti ci impegneremo per un rafforzamento dell’AVS e del secondo pilastro. Il 2015 sarà anche l’anno delle votazioni federali, dove un rafforzamento del Partito Socialista è necessario per garantire più giustizia sociale e una migliore ridistribuzione della ricchezza.

di Marisa Infante. Intervista apparsa su PS-CH il 3.2.2015

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