Intervento al Congresso elettorale PS-Ticino 13.6.2015

Intervento al Congresso elettorale PS-Ticino 13.6.2015

marinaCare compagne e cari compagni,

parlarvi del mio lavoro come consigliera nazionale e convincervi che anche in questo momento è possibile cambiare qualcosa, che è possibile riconquistare il 2. Seggio socialista a Berna, non è un compito facile.

Non è facile perché io so che voi siete disorientati. Lo sono stata anch’io in questi giorni, ho sentito anch’io la preoccupazione di chi non capisce dove va il partito socialista.

Voi che quotidianamente lavorate nelle sezioni, nelle associazioni e nei movimenti, voi che come me portate avanti nelle scelte quotidiane, nei quartieri, nei comuni, sui posti di lavoro gli ideali e i valori socialisti, volete parlare di politica, volete una sinistra e un fronte progressista forte. Volete un partito socialista capace di opporsi alle pericolose derive di una destra che vuole deregolamentare e liberalizzare ulteriormente il mercato del lavoro, che vuole privatizzare i servizi pubblici e diminuire le prestazioni ai cittadini. Volete una sinistra che la smetta di litigare al suo interno e che sia più vicina alla popolazione e ai suoi problemi.

Solidarietà, apertura e rafforzamento dei diritti sociali sono i nostri obiettivi. Per realizzarli abbiamo bisogno di un progetto politico. Un progetto politico egualitario per una società più giusta, libera e democratica. Un progetto politico che mette al centro delle sue azioni il bene comune, che antepone i diritti della persona- indipendentemente dal suo stato sociale o dal paese di provenienza- ai privilegi di pochi. Un progetto politico collettivo che deve nascere dal basso e dalla partecipazione di tutte e tutti coloro che condividono questi valori e che vada oltre i personalismi. E’ quanto ha bisogno il partito socialista, ma anche le forze progressiste e il Ticino oggi.

I problemi del Ticino sono seri. Sono quelli di un mondo del lavoro sempre più precario, dove gli interessi dell’economia sono anteposti a quelli dei lavoratori e delle lavoratici. Quelli di un cantone con un reddito al sotto della media svizzera, ma con pigioni e premi cassa malati che aumentano.

Lo hanno illustrato molto bene nei giorni scorsi Amalia Mirante e Mauro Baranzini , in un articolo dal titolo emblematico: “Ticino , non diventiamo la Cina della Svizzera”, evidenziando che nel 2012  “11.000 posti di lavoro a tempo pieno erano pagati meno di 3.106 franchi lordi al mese!” Con una situazione” ancora più drammatica per le donne, le quali “hanno il 25% di possibilità di guadagnare circa 3.300 franchi al mese lordi, lavorando a tempo pieno”.

Ecco perché , oggi più che mai questo cantone ha bisogno di socialismo, di più giustizia sociale, di una migliore redistribuzione della ricchezza e delle risorse, di uno sviluppo sostenibile che salvaguardi il territorio. Il nostro Cantone ha bisogno di tornare ad investire in competenze e conoscenza, ma anche in più solidarietà e più accoglienza, perché la chiusura non è la risposta. Il nostro essere cantone di frontiera e la libera circolazione, ci espongono a forti pressioni soprattutto sui salari e sulle condizioni di lavoro, che vanno affrontate con indispensabili misure interne, come una generalizzazione dei contratti collettivi con salari minimi vincolanti, un rafforzamento dei diritti dei lavoratori e maggiori sanzioni verso quegli imprenditori e quelle imprese che ne approfittano sulle spalle dei lavoratori e delle lavoratrici. Ma senza mettere i lavoratori gli uni contro gli altri. E senza far credere che i contingenti o la chiusura risolvano i problemi dei bassi salari o della sostituzione di manodopera residente.

Questo quadriennio è stato caratterizzato da una rappresentanza a Berna sbilanciata e che non corrisponde necessariamente alle scelte della popolazione ticinese e soprattutto che non sa rispondere ai bisogni di questo paese come quelli nel mondo del lavoro.

Se il lavoro non c’è e se è precario, le disuguaglianze crescono e la coesione sociale diminuisce. Come me, anche voi conoscete giovani che, terminati gli studi, non hanno lavoro o lavorano in modo precario.

Al di là delle statistiche, ci sono volti di donne e uomini che sono allontanati dal mondo del lavoro e che dopo i cinquant’anni il lavoro non lo trovano più. Ci sono genitori che vorrebbero avere più tempo da passare con i loro figli, ma che- magari lei in un supermercato, lui come interinale in una qualche ditta – devono essere sempre a disposizione per salari da fame.

La ricchezza è ripartita in modo sempre più disuguale. Da un lato i costi dell’alloggio e delle casse malati erodono redditi e pensioni delle classi medie e medio basse. Dall’altra i redditi alti aumentano più velocemente del reddito medio del 90 % dei contribuenti. La fiscalità nel nostro paese contribuisce a questa divaricazione, a tutto vantaggio dei più ricchi, di quel 2% della popolazione più ricca che possiede un patrimonio pari a quello del restante 98%. L’evoluzione demografica ci pone di fronte a importanti sfide, dalle abitazioni per le persone più anziane alle strutture di cura, ma soprattutto il futuro delle pensioni, che deve passare da un rafforzamento dell’AVS rispetto al 2. e al 3. Pilastro.

Ecco perché la decisione di martedì scorso del Consiglio degli Stati di respingere l’iniziativa dell’USS “AVSplus” che chiede un aumento delle rendite AVS è un’occasione mancata per garantire una vecchiaia dignitosa.

Numerosi sono i temi sui quali – con il gruppo socialista alle Camere federali- ho fatto delle proposte concrete: per combattere il dumping salariale, vietando ad esempio il versamento di salari in euro. Ho chiesto maggiore regolamentazione per evitare che impieghi fissi siano sostituiti dal lavoro interinale o su chiamata.

Sono intervenuta per migliorare il rientro delle donne al mercato del lavoro dopo un periodo dedicato alla famiglia e per la parità salaria. E’ scandaloso e inaccettabile che in Svizzera i salari delle donne siano ancora sensibilmente inferiori, di quelli degli uomini!  Per garantire il servizio pubblico e affinché i servizi importanti siano forniti in tutto il paese e i profitti delle imprese pubbliche vadano a beneficio di tutti, con altri compagni, a Berna mi oppongo ai nuovi accordi commerciali di libero scambio, che vogliono aprire gran parte del servizio pubblico al mercato “libero” e sottrarlo al controllo democratico. Senza una nostra decisa opposizione i tentativi di privatizzazioni dei servizi pubblici aumenteranno, come sta già accadendo in campo sanitario, dove si mette a rischio un sistema sanitario di qualità accessibile a tutti , per una sanità  governata da logiche di mercato.

A Berna 9 eletti ticinesi alle camere su 10 vogliono un secondo tunnel del Gottardo, quando il Ticino in votazione popolare vi si è sempre opposto, consapevole che l’aumento di traffico che ne conseguirebbe avrebbe gravi conseguenze per l’ambiente e la qualità di vita e che la salvaguardia del territorio e degli spazi verdi sono tappe fondamentali per uno sviluppo sostenibile del nostro cantone.

A Berna la maggioranza dei rappresentati ticinesi, con il sostegno delle lobby, si è opposto alla cassa malati pubblica. Ciononostante e benché tra partiti che si sono battuti per la cassa malati pubblica ci siano stati solo quelli del fronte rossoverde, in Ticino oltre il 45% dei votanti ha detto di sì.  Con un risultato che va ben oltre la nostra forza elettorale, siamo così riusciti ad avere una legge sulla sorveglianza sull’assicurazione malattia, necessaria per contrastare almeno un po’ gli effetti nefasti della concorrenza tra le  casse malati,  sempre più interessate ad accaparrarsi assicurati per le lucrative assicurazioni complementari che fare  gli interessi degli assicurati.

Diverse nostre proposte sono tutt’ora pendenti alle Camere federali . Il loro esito dipende anche da un partito socialista forte e di una maggioranza progressista, che per essere tale deve passare da un rafforzamento della nostra presenza a Berna. La riconquista del 2. Seggio al Consiglio nazionale non è impossibile. Dipende da noi. Dalla nostra forza di farci capire. Dalla nostra capacità di essere presenti accanto a chi questi problemi li vive quotidianamente.

Permettetemi un inciso, che è poi anche un bell’ esempio. Cinque anni fa sono stata scelta quale presidente dell’Associazione svizzera degli inquilini, quando l’associazione usciva da un periodo molto difficile, con divisioni e contrapposizioni interne e dopo il fallimento della revisione del diritto di locazione. Pazientemente, ma con determinazione, abbiamo ricostruito l’organizzazione,l’abbiamo rilanciata su scala nazionale facendola divenire un importante interlocutore sulla scena politica. Siamo stati capaci di superare le divisioni ed ecco che oggi qualcosa nell’ambito della politica dell’alloggio si muove.

Dopo anni di indifferenza della politica, nelle scorse settimane, il Governo ha fatto propria una nostra rivendicazione: il formulario ufficiale obbligatorio per avere più trasparenza e combattere più efficacemente l’aumento eccessivo delle pigioni al cambio d’inquilini.La riduzione degli affitti quando i tassi d’interesse scendono e la necessità di promuovere alloggi a pigionemoderata sono oggi temi al centro dell’agenda politica. Da un momento difficile l’Associazione svizzera degli inquilini è uscita più forte e più presente.

Un esempio anche per noi, socialiste e socialisti del Ticino, che dobbiamo tornare ad essere un soggetto e un interlocutore politico forte, per poter essere di fatto l’alternativa a chi vuole un cantone sempre più chiuso su stesso.

Compagne e compagni non lasciamo che il bisogno di partecipazione sia raccolto da altri o dall’astensione, diamo alle forze progressiste la voglia di tornare a fare politica nel e con il partito socialista.

Perché come diceva Enrico Berlinguer, la passione non è finita, e “quando si chiedono sacrifici alla gente che lavora ci vuole un grande consenso, una grande credibilità politica e la capacità di colpire esosi e intollerabili privilegi”.

Assieme possiamo rafforzare il fronte progressista a Berna. Assieme possiamo riconquistare il 2. Seggio socialista al Consiglio nazionale.

 

Intervento al Congresso elettorale PS-Ticino 13.6.2015. Fa stato il testo parlato.

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