Garantiamo allo Stato i mezzi per garantire prestazioni e servizi alla popolazione!

La redistribuzione della ricchezza e la lotta alle disuguaglianze sono prioritari per noi socialiste e socialisti: la fiscalità deve esserne lo strumento e non indebolire il ruolo dello Stato. Dopo un intenso dibattito e un bell’esercizio di democrazia interna, la conferenza cantonale del PS-Ticino alla quale hanno partecipato numerosi inscritti e simpatizzanti, ha deciso di sostenere i referendum contro gli sgravi fiscali per i ricchi contribuenti e le grandi imprese.

Governo e parlamento hanno infatti presentato un pacchetto di misure fiscali e sociali, che però tocca due riforme distinte. Quella fiscale, contro la quale è stato lanciato il referendum e quella sociale, alla quale hanno contribuito con un lavoro importante e lodevole i rappresentanti socialisti in parlamento. La necessità di rafforzare le misure per conciliare famiglia e lavoro, come gli asili nido, e per sostenere i famigliari curanti sono sempre state priorità per il partito socialista. Il Ticino ha un ritardo da colmare nell’ambito della politica famigliare e queste misure devono essere attivate indipendentemente da misure a carattere fiscale. Sono infatti nell’interesse della società ma anche dell’economia e dei datori di lavoro. Non è infatti un caso che il parlamento federale abbia varato 100 milioni di franchi supplementari per strutture volte a favorire la conciliabilità e che, per far fronte alla carenza di manodopera in alcuni settori, si pensino strategie per favorire la permanenza delle donne nel mondo del lavoro anche dopo la nascita di un figlio. Intendiamoci, per raggiungere la parità tra donne e uomini nel mondo del lavoro (e non solo) e nel lavoro di cura, c’è ancora molto lavoro da fare sia sul piano nazionale che cantonale, sia a livello culturale e queste misure sono un ulteriore tassello ma non sono ancora sufficienti.

Alle cittadine e ai cittadini deve essere data la possibilità di esprimersi su una riforma indipendentemente dall’altra, ossia su quella fiscale tramite il ricorso al referendum se non la si ritiene opportuna e giusta. È infatti sbagliato proporre nel contesto attuale degli sgravi fiscali che faranno mancare entrate a Cantone e comuni e che anticipano parzialmente la riforma sulla fiscalità delle imprese a livello federale, spingendo così l’acceleratore sulla dannosa concorrenza fiscale intercantonale. Oggi più che mai la classe media è tartassata a causa di spese fisse quali i premi cassa malati, i costi per l’alloggio o per i trasporti. Secondo una recente indagine una persona su cinque non riesce a far fronte a spese impreviste superiori ai 2500.-  franchi. I lavori precari aumentano e le persone con bassi redditi, così come chi vive in situazioni di povertà sono una realtà crescente.  A queste persone dobbiamo offrire delle risposte: con la riforma sociale, con altre misure strutturali per combattere il rischio di povertà, con salari minimi dignitosi, con una politica economica che favorisca l’insediamento di aziende con posti di lavoro ad alto valore aggiunto interessate a un servizio pubblico funzionamento piuttosto che a sgravi fiscali.

Mettere l’accento sugli sgravi fiscali significa ridurre le risorse dello Stato, con conseguenti ulteriori tagli alle prestazioni sociali, come avvenuto nel nostro Cantone ancora in un recente passato (un anno fa ci siamo opposti ai tagli ricorrendo a ben tre referendum e su uno di questi il popolo ticinese ci ha dato ragione).

In politica si deve saper costruire delle alleanze. Personalmente l’ho sempre fatto, ma non a qualsiasi prezzo. Il popolo svizzero e il 49% dei votanti ticinesi hanno detto di no alla riforma III dell’imposizione delle imprese che prevedeva importanti sgravi fiscali alle holding. Il risicato sì del Ticino non deve essere visto come un lasciapassare per ulteriori misure di riduzioni d’imposte per i più abbienti e le grandi società, con un primo pacchetto al quale come già annunciato se ne vogliono far seguire altri, ma piuttosto un segnale che la strada da intraprendere deve essere quella di una fiscalità equilibrata che dia i mezzi allo Stato per svolgere i compiti a cui è chiamato e garantire prestazioni e servizi alla popolazione.

Potete firmare qui il referendum. 

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