Riflessione per la giornata mondiale dei profughi

Riflessione per la giornata mondiale dei profughi

Oggi è la giornata mondiale dei profughi, indetta dalle Nazioni Unite per commemorare l’approvazione nel 1951 della Convenzione relativa allo statuto dei rifugiati.

“Profughi”, una parola che non mi piace. Non sono “profughi”, ma bambini e bambine, figli e figlie, sorelle e fratelli, mogli e mariti, amici e amiche. Sono persone con una famiglia, amici un lavoro e sopratutto sogni, costretti a lasciare tutto per sfuggire a bombe e fame.

Le vicende degli ultimi giorni – dal censimento dei rom di Salvini, alla nave Aquarius bloccata nel Mediterraneo, alla decisione del Consiglio federale di esportare armi in paesi in cui è in corso una guerra civile, ai bambini strappati dalle braccia dei loro genitori sul confine americano – ci devono far riflettere. Voglio condividere con voi queste parole di Primo Levi, purtroppo ancora attuali:

‘Voi che vivete sicuri
Nelle vostre tiepide case,
voi che trovate tornando a sera
Il cibo caldo e visi amici:
Considerate se questo è un uomo
Che lavora nel fango
Che non conosce pace
Che lotta per un pezzo di pane
Che muore per un sì o per un no.
Considerate se questa è una donna,
Senza capelli e senza nome
Senza più forza di ricordare
Vuoti gli occhi e freddo il grembo
Come una rana d’inverno.
Meditate che questo è stato:
Vi comando queste parole.
Scolpitele nel vostro cuore
Stando in casa andando per via,
Coricandovi alzandovi;
Ripetetele ai vostri figli.
O vi si sfaccia la casa,
La malattia vi impedisca,
I vostri nati torcano il viso da voi.’
– Primo Levi

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