1. d’agosto: alcune riflessioni

1. d’agosto: alcune riflessioni

Mi piace il mio paese, le sue montagne, la sua complessità. Sono consapevole di quanto sono stata fortunata a nascere qui e mi rallegro che si possa celebrare la festa nazionale. Il 1. Agosto è certamente l’occasione per rendere omaggio al nostro paese, che in più occasioni ha saputo integrare culture e lingue diverse, ma deve essere anche un momento per guardare in maniera critica a quanto avviene dentro i nostri confini.

Viviamo in uno Stato con un alto grado di benessere, soprattutto se paragonato alla situazione di molti altri paesi. Ma le disuguaglianze sono un problema anche da noi, e non poche sono le difficoltà che alcuni devono affrontare, così come il divario di chi è ben integrato nella società e chi ne è escluso. Viviamo in un paese economicamente forte, ma nel quale c’è chi fa fatica ad arrivare alla fine del mese, a trovare un lavoro o al quale l’assicurazione malattia si rifiuta si prendere a carico le cure. Siamo contenti di vivere in città e paesi ancora a misura di donna e uomo, ma dobbiamo batterci per evitare lo sperpero del nostro territorio sull’altare di una continua crescita tutt’altro che sostenibile.

Ecco alcuni dei problemi importanti che necessitano di risposte concrete e urgenti da parte della politica e delle cittadine e dei cittadini stessi. Se necessario anche ricorrendo agli strumenti della democrazia diretta come la raccolta di firme per iniziative o referendum, oppure ancora il scendere in piazza a manifestare o scioperare quanto necessario.

Omaggiare il nostro paese e i suoi strumenti democratici, non può farci però distogliere lo sguardo da quanto avviene al di fuori dei nostri confini in posti lontani. Laddove vivono persone che amano a loro volta il loro paese, ma che si trovano in situazioni disperate a causa di guerre, carestie e povertà. Situazioni difficili e precarie anche a causa delle crescenti disuguaglianze, a causa di un nord che ha costruito il suo benessere anche a scapito del sud del mondo. Amare la Svizzera vuol dire perciò anche battersi per far si che essa continui ad essere presente nell’ambito della cooperazione dello sviluppo e che non ne riduca i mezzi a disposizione, che vieti l’esportazione d’armi, che si impegni nei processi di pace e che contribuisca ad affrontare il fenomeno migratorio accogliendo ed aiutando chi fugge da guerre e persecuzioni, affinché sia terra di rifugio e di integrazione come lo già stata in passato.

La celebrazione del 1. Agosto è quindi l’occasione per esprimere il nostro attaccamento al nostro paese, ma anche un momento per ricordare la necessità di più solidarietà dentro e fuori i nostri confini. È però anche l’opportunità per rifiutare categoricamente atteggiamenti razzisti, discriminatoria e sessisti, replicando a chi tenta di legittimare opinioni e comportamenti intolleranti e xenofobi.

Buon 1. Agosto a tutte e tutti voi .

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