Oltre le mura, manteniamo il legame con i giovani

Ecco il mio intervento che ho potuto tenere al Convegno della fondazione Amilcare:

Egregi signori, gentili signore

È un onore poter essere qui oggi e poter intervenire oggi introducendo il convegno di questa importante Fondazione. Due giorni di congresso -con ospiti locali, nazionali e internazionali, con la presenza dei giovani stessi- che xi permettono di trattare con un a visione molto ampia un tema importante quello dei diritti dei minori e della loro protezione.

Ieri era la giornata mondiale della salute mentale. La sofferenza psichica è un tema che ci riguarda tutti, parlarne  però è ancora spesso tabù. Ad esserne toccati direttamente o indirettamente, ad esempio a causa di un famigliare che soffre di un problema psichico, sono spesso anche dei giovani o dei bambini.  Ben venga quindi la campagna che è stata lanciata da Promozione Salute Svizzera in collaborazione con i Cantoni con l’obiettivo di sensibilizzare la popolazione. Una campagna che metterà giustamente l’accento anche sull’importanza del benessere mentale dei giovani. Parlare dei diritti dei giovani vuol dire ascoltarli. Vuol dire renderli partecipi alle scelte che li riguardano direttamente oggi ma che potranno riguardarli anche domani. Saranno loro infatti che determineranno la società del futuro.  Vuol dire anche dir loro che abbiamo il dovere di non lasciarli soli, siano essi nati o che vivono qui, siano essi giovani e minori che arrivano nel nostro paese in fuga da loro.

Come persona attiva in politica è mio compito ascoltare i giovani, confrontarmi con loro, capire i loro bisogni, cercare assieme a loro e voi che siete attivi in settori e politiche a favore della gioventù di dare delle risposte alle loro domande e alle loro necessità.

Presente e futuro della società non possono però prescindere da quanto avvenuto in un passato più meno recente.  Uno dei capitoli più bui della storia recente del nostro Paese è senza dubbio quello degli internamenti coatti. Fino all’inizio degli anni ottanta bambini considerati “disagiati” venivano strappati dai genitori e rinchiusi in istituto. Alcuni venivano da famiglie molto povere, oppure erano figli di madri sole o orfani, ma anche semplicemente di divorziati. Altri venivano da famiglie cosiddette normali, ma avevano un carattere considerato “difficile”. Avevano insomma profili molto diversi, ma il destino era lo stesso: venivano messi in istituto, condannati a crescere senza affetti, lontani dalle famiglie, a volte castigati e picchiati senza che avessero colpe.

Io stessa ho incontrato alcune di queste persone che hanno subito tali misure coercitive e le cui infanzie e vite sono state rubate. Ho sentito e letto le loro testimonianze. Proprio perché non basta leggere i documenti  di quegli anni bui, ho ascoltato quello che hanno da dire direttamente queste persone, perché si deve dar voce a coloro che, purtroppo, questo capitolo della nostra storia l’hanno vissuto sulla loro pelle. Sono persone le quali sono state stigmatizzate e umiliate per anni e su cui pesa ancora oggi quello che hanno passato. Negli ultimi anni il bisogno di una rielaborazione collettiva è diventato sempre più chiaro nell’opinione pubblica: si tratta di rielaborare il passato per guardare a un futuro capace di rispettare tutte quelle persone che vivono situazioni difficili, di povertà e di isolamento e che non possono essere private dei loro diritti. È un atto importante, al quale non possiamo sottrarci come società.

Due anni fa il Parlamento ha quindi approvato il controprogetto all’iniziativa per la riparazione, riconoscendo gli errori del passato e creando un fondo di solidarietà per le vittime. Una decisione che mi ha reso fiera del nostro paese, imperfetto senza dubbio, ma capace di ammettere le proprie colpe.

Non basta però rielaborare il passato e cercare di rimarginare le ferite, ma è fondamentale impedire che qualcosa di simile possa accadere di nuovo. È qui che entra in gioco il prezioso lavoro di fondazioni come la Fondazione Amilcare, che si occupa da quasi vent’anni della promozione e della tutela dei diritti fondamentali degli adolescenti. La vostra missione dell’accoglienza e della reintegrazione nel tessuto sociale di adolescenti che, per una moltitudine di ragioni, si trovano in un momento di difficoltà è un faro di speranza per i diretti interessati e le loro famiglie. Il vostro lavoro va riconosciuto e sostenuto. Con il vostro operato date la possibilità concreta di poter costruire un progetto di vita: per parafrase il titolo del convegno, non abbiamo bisogno di mura, di isolamento, ma di legami. Non dobbiamo parlare dei problemi di questi giovani, ma con loro.

Grazie mille per il vostro importante lavoro, per l’opportunità che ci date oggi e domani di essere qui a sviluppare, approfondire proposte, concetti e idee, nell’interesse delle giovani generazioni e di noi tutti.

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