No all’iniziativa contro i diritti umani – conferenza stampa

Ecco il mio intervento alla Conferenza stampa per lanciare la campagna contraria all’iniziativa per l’autodeterminazione. Trovate qui altre informazioni sul comitato contraria. 

L’iniziativa dell’UDC vuole anteporre gli interessi dell’UDC a quelli nazionali e internazionali, in barba anche alla protezione dei diritti umani. Eppure i diritti umani non sono sempre acquisti, vanno difesi. Un’istanza superiore che permette di statuire quando essi sono minacciati è fondamentale. In Svizzera non esiste un Tribunale costituzionale che verifica la compatibilità delle leggi approvate con la Costituzione. Qualsiasi persona che ritiene che i suoi diritti umani siano stati lesi da una sentenza del Tribunale federale può depositare un ricorso presso la Corte europea dei diritti dell’uomo a Strasburgo.

Grazie alla ratifica della Convenzione europea dei diritti umani la Svizzera ha modificato, nel 1986, il codice di diritto civile affinché fosse abolita la detenzione amministrativa che fino ad inizio degli anni ottanta aveva privato delle persone dei loro diritti, costringendo ad internamenti coatti  bambini e adulti, procedendo al collocamento extra-famigliare di minorenni, alle sterilizzazioni e agli aborti forzati, alla violazione dei diritti riproduttivi.

Sempre grazie ad un ricorso alla Corte europea dei diritti umani è stato possibile riconoscere il diritto delle persone che si sono malate di amianto e ai loro famigliari di chiedere i risarcimenti alle ditte responsabili, diritti che invece i tribunali svizzeri riteneva in prescrizione. E sempre la CEDU ha avuto un ruolo importante per affiancare il movimento delle donne per ottenere il diritto di voto. La Svizzera ha infatti potuto firmare la convenzione solo nel 1974 perché fino al 1971 non aveva concesso il diritto di voto alle donne!

Ora l’iniziativa detta per l’autodeterminazione, ma che meglio sarebbe chiamare iniziativa contro i diritti umani, vuole mettere in discussione non solo la sottoscrizione di futuri trattati internazionali ma mette a rischio anche quelli già esistenti, come l’adesione alla Convenzione europea per i diritti umani.

Proponendo la modifica di cinque articoli costituzionali, l’iniziativa intende imporre il primato della Costituzione svizzera sul diritto internazionale. Secondo gli iniziativisti – cito dal sito dell’iniziativa – «politici, funzionari e professori tentano di limitare i diritti democratici e adottano sempre più spesso il punto di vista secondo il quale il diritto straniero, dei giudici e dei tribunali stranieri, conta di più che il diritto svizzero, approvato da popolo e Cantoni». Per questo motivo la loro iniziativa sarebbe necessaria per rafforzare la democrazia diretta e fare del diritto stabilito dal popolo e dai Cantoni la fonte suprema del diritto svizzero.

Il vero obiettivo dell’iniziativa è però un altro, ossia la rimessa in questione dell’adesione della Svizzera alla Convenzione Europea dei Diritti Umani, la CEDU. Concretamente, il Tribunale federale non potrebbe da una parte più annullare decisioni sulla base della loro incompatibilità con il diritto internazionale e, d’altro canto, un ricorso alla Corte europea dei Diritti dell’Uomo di Strasburgo perderebbe tutto il suo senso poiché le decisioni della Corte che sarebbero contrarie al diritto svizzero non verrebbero comunque applicate. Ogni persona residente in Svizzera si vedrebbe così privata della protezione che offre attualmente la CEDU dalle violazioni dei diritti umani.

La Corte europea dei diritti dell’uomo, dovrebbe essere inutile precisarlo, non è un organo politico, non ha obiettivi nascosti e soprattutto non cerca di limitare la democrazia e aiutare i governi a rifiutare di mettere in atto il loro proprio diritto nazionale quando non lo condividono. La Corte di Strasburgo si limita ad applicare il diritto tenendo in considerazione non solo le legislazioni nazionali, ma anche e soprattutto le norme che sono state stabilite e riconosciute dalla comunità internazionale. Secondariamente i giudici non sono “stranieri”, ma un giudice per ciascuno Stato membro. Anche la Svizzera è quindi ovviamente rappresentata.

Siamo un paese conosciuto a livello internazionale per il nostro impegno e il nostro ruolo di precursore in ambito di protezione dei diritti umani. Proprio in tempi come quelli attuali, in cui molti Stati nazionali stanno mettendo in dubbio diritti fondamentali per i loro cittadini e le loro cittadine, dobbiamo continuare a portare avanti questa nostra tradizione.

I diritti umani proteggono ognuno di noi dall’arbitrarietà dello Stato e sono le fondamenta della democrazia, della sicurezza e della libertà in Svizzera. Difendiamoli da questa iniziativa che non si batte per l’autodeterminazione, ma contro i diritti umani!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *