Femminismo e solidarietà internazionale – intervista

Componenti essenziali di un nuovo paradigma della società

Femminismo e solidarietà internazionale

Intervista con Marina Carobbio, nuova presidente del Parlamento svizzero

Di Sergio Ferrari*

 

Un nuovo paradigma della società – necessario sia per la Svizzera, sia per il pianeta – non deve solamente integrare la ridefinizione dell’equità sociale, ma anche il ruolo essenziale delle donne. È questa è l’opinione della consigliera nazionale, militante associativa e femminista, Marina Carobbio. Medico di professione; parlamentare nazionale del Partito Socialista  (Ticino) dal 2007, Marina Carobbio è appena stata eletta il 26 novembre 2018  alla carica di presidente del Consiglio Nazionale per il periodo 2018-2019. La Signora Carobbio è anche co-presidente dell’Associazione Aiuto Medico al Centro America (AMCA), una ONG ticinese attiva nella cooperazione solidale e membro della piattaforma UNITÉ.

Domanda: Prima cittadina svizzera, come si definisce la presidente della Camera dei deputati, militante femminista e associativa … Cosa significa per lei il femminismo o «essere femminista»?

Marina Carobbio (MC) : Più che una questione di sesso, si tratta di valori e di una scelta della società, o meglio, direi che è un’opportunità. Non si tratta solamente di pensare alle pari opportunità tra uomini e donne, ma anche di non discriminare dei settori e delle minoranze. Questo implica la prospettiva di un cambio di paradigma della società e il modo di concepire il potere. Anche se ci sono state delle donne attive nel mondo politico, l’aspetto patriarcale e maschile continua a prevalere. Direi anche che il femminismo è una visione che ha una validità globale e che tenta di rispondere ad un problema trasversale che esiste sia in Svizzera, sia in Europa, o al Nord e al Sud.

Fronte e retro di un altro modello di società globale

D: Nella sua visione, il femminismo e l’equità del pianeta sarebbero quindi le due facce della stessa medaglia?

MC: Senza dubbio. Non li possiamo separare. Secondo la mia esperienza personale, se proclamiamo la giustizia sociale dobbiamo poi obbligatoriamente integrare il femminismo nella lotta contro tutti i tipi di discriminazione.

Riguardo alla relazione Nord-Sud, nei paesi denominati « poveri » o « in via di sviluppo », una parte essenziale dei grandi sacrifici quotidiani ricade sulle spalle delle donne.

In Svizzera, tra l’altro, viviamo il fenomeno della precarizzazione delle donne che genera, ad esempio, la lotta per l’equità salariale, di cui un esempio significativo è stata la mobilitazione nazionale dello scorso 22 settembre. A Sud sono le donne che affrontano le sfide più importanti, assicurando spesso la sopravvivenza di tutta la famiglia. Sono le donne le principali attrici delle loro stesse rivendicazioni e le artigiane di svariate battaglie quotidiane…

D: Affrontare ogni tipo di discriminazione implica una visione ampia e integrativa del femminismo. Ampia tanto da includere anche gli uomini?

MC: Sì. In effetti, gli uomini hanno un ruolo importante. Devono essere coinvolti in questa lotta comune per una società più giusta, solidale e non discriminante. Bisogna spiegare, convincerli, mostrare loro i vantaggi dell’equità. Questo nuovo modello di società dev’essere costruito da tutti, insieme.

Prospettiva di genere presente in ogni progetto

D: Sfide mondiali comuni… In qualità di co-presidentessa di AMCA – ONG presente a Sud – in che modo è visibile questa prospettiva di genere nell’attività quotidiana della vostra organizzazione?

MC: Ci sono molti modi ed esempi. Abbiamo appena attualizzato la Carta dei Principi di AMCA rafforzando la prospettiva di genere. Inoltre, se esaminiamo la nostra struttura, nel segretariato vi è soprattutto una presenza femminile, donne che hanno un ruolo centrale nell’attività della nostra organizzazione. Nel comitato vi è una buona partecipazione femminile e siamo due co-presidenti donne. Le donne sono numerose anche tra i nostri cooperanti e volontari, che hanno lavorato, e che lavorano oggi a Sud . In tutti i progetti che sosteniamo (la maggior parte nell’ambito della salute e dell’educazione), cerchiamo di fare in modo che ci sia una chiara prospettiva di genere, con dei ruoli centrali attribuiti alle donne. Questa priorità femminile è nel cuore di AMCA. Per il primo semestre 2019, abbiamo programmato in Ticino una giornata di studio sul tema « Salute, cooperazione e genere », con l’idea di invitare alcune donne del Sud che parteciperanno direttamente all’incontro, testimoni dirette delle loro esperienze e realtà.

D: Avete ricevuto importanti apporti da parte dei partner del Sud in merito alla prospettiva di genere?

MC: Certamente. Mi piacerebbe esporre qualche esempio ricordando innanzitutto il contributo delle promotrici storiche del progetto con la Casa Materna di Matagalpa, in Nicaragua. In aprile dello scorso anno abbiamo fatto loro visita. Eravamo cinque donne del comitato di AMCA, accompagnate dalle nostre figlie e figli, tra i 6 ed i 13 anni. Fu un’esperienza emozionante. Abbiamo conosciuto la convinzione e la fierezza di queste donne nell’affermare il  loro diritto di far nascere i bambini senza pericoli e senza rischiare di morire durante il parto. Abbiamo intensamente ammirato la loro profonda saggezza empirica, le loro convinzioni di vita e la loro lotta, che si è protratta per anni, per questa Casa Materna, un concetto che ora è stato ripreso dallo Stato in diverse regioni del paese.

Dall’altro lato, abbiamo incontrato giovani professioniste della salute – medici, infermiere, psicologhe – con responsabilità nel sistema nazionale di salute (del Nicaragua, n.d.t). Esse hanno condiviso con molta convinzione le loro conoscenze, i loro progetti e le loro priorità, basandosi sul diritto fondamentale salute della popolazione alla salute e all’accesso ai programmi di prevenzione e di cura. Queste professioniste hanno sottolineato fermamente che – anche nei paesi poveri dell’America centrale – è necessario garantire un servizio di qualità alle pazienti e ai pazienti colpiti dal cancro…

Imparare dal Sud è inevitabile ed è di grande valore. Io stessa, durante la mia prima esperienza professionale in qualità di studentessa in medicina, negli anni 90, mi ricordo aver imparato molto in America centrale, ad esempio su alcune malattie infantili che non esistevano più in Svizzera. Senza sottostimare, inoltre, l’apporto delle conoscenze ed esperienze trasmesse dalle donne centroamericane, che hanno avuto un ruolo fondamentale nei progetti che AMCA ha sostenuto e continua a sostenere.

D: In merito alla prospettiva di genere, qual è la principale lezione appresa durante i più di 30 anni di vita di AMCA?

MC: Non c’è alcun dubbio; ogni progetto deve includere la componente di genere. Anche se i progetti sono molto specifici, la prospettiva di genere non può mai essere omessa.

D: Una riflessione finale…

MC: Sì, con piacere. Vorrei rilevare l’importanza della cooperazione e della solidarietà internazionali. Questo è uno dei fil rouge della mia attività politica. Bisogna intenderlo in due modi: da una parte ciò che noi possiamo apportare, e dall’altra ciò che noi riceviamo dallo scambio continuo con il nostro partner al Sud, e questo è enorme. Nel 2019, la cooperazione e la prospettiva di genere saranno al centro della mia attività in qualità di presidentessa del Consiglio nazionale. Certamente la mia priorità sarà di dirigere e gestire il Parlamento e il suo funzionamento. Ogni anno, ogni presidente può decidere un tema particolare. Nel mio ruolo di prima cittadina del paese cercherò di trasmettere la mia sensibilità verso il Sud e la mia convinzione rispetto alle esigenze e le priorità di genere – qui in Svizzera e nelle relazioni con il resto del mondo.

 

* in collaborazione con la rivista svizzera Praxis, della piattaforma UNITE

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