Discorso in onore di Ottavio Besomi

Discorso in onore di Ottavio Besomi
Discorso in onore di Ottavio Besomi

Trovate qui sotto il discorso che ho tenuto il 13 gennaio 2019 in onore del Professore Ottavio Besomi, vincitore del premio della fondazione Iside e Cesare Lavezzari. Buona lettura! 

Egregio Professore Besomi,

egregio avvocato Pedrolini,

gentili Signore, egregi Signori

È un onore poter essere qui oggi  in occasione della consegna del prestigioso premio della fondazione Iside e Cesare Lavezzari al Professore Ottavio Besomi, per i suoi studi impegnati della letteratura italiana, della sua storia e delle sue mille sfaccettature.

Il Professore Besomi è Professore emerito di Lingua e Letteratura italiana del Politecnico di Zurigo: per quasi quindici anni si è dedicato allo studio, all’insegnamento e alla valorizzazione della lingua italiana in un contesto principalmente germanofono e tecnico-scientifico, nel quale sicuramente ogni tanto non sono mancati sguardi di curiosità verso questo lavoro più sociale, storico, filologico. Nel frattempo la cattedra di italiano del politecnico è stata abolita, decisione definita dal professor Besomi in un’intervista quale “grave errore”.

Come non concordare. In un mondo sempre più globalizzato e orientato all’inglese quale lingua internazionale compresa dalla maggior parte della popolazione mondiale, reputo la difesa, lo studio e la promozione della nostra lingua di fondamentale importanza.

Da qui la mia scelta come presidente del Consiglio nazionale di condurre i dibatti parlamentari interamente in italiano. Una decisione – resa possibile grazie anche al lungo lavoro della deputazione ticinese alle camere federali e all’intergruppo parlamentare italianità- che vuole dare alla lingua italiana, lingua ufficiale svizzera, il suo giusto posto e riconoscimento anche nella politica svizzera, fungendo in tal modo da stimoli a rafforzare la lingua e cultura italiana anche in altri ambiti. Come ho già avuto modo di dire non si tratta di una scelta meramente simbolica. Essa ha prodotto dei cambiamenti che verosimilmente dureranno nel tempo. Ha spinto più membri di parlamento e Governo, cosi come persone professionalmente attive nei servizi del parlamento a parlare in italiano, fa sì che cittadine e cittadini mi abbiano contattato per questioni inerenti alla lingua italiana in Svizzera o semplicemente per esprimermi il loro sostegno.

La coesione tra diverse lingue e culture fa la forza del nostro paese. Infatti l’italiano non sia solo una lingua, ma una cultura a sé e allo stesso tempo una colonna portante della cultura svizzera. Ognuna delle nostre quattro lingue ufficiali ha la sua identità e le sue tradizioni, ma è la loro somma che fa la Svizzera. A prescindere dal numero di persone che lo parlano quotidianamente, l’italiano ha quindi la medesima importanza del tedesco, del francese e del romancio nel definire la Svizzera, la sua cultura e la sua coesione.

“L’italiano è meraviglioso”. Sono queste le parole che il Presidente dell’accademia della Crusca, il Professore Marazzini, usa in una recente intervista. Intervista che continua con Marazzini che racconta un aneddoto, che ora vi leggerò:

“Si tratta di quanto è accaduto al World Economic Forum internazionale di Davos nel gennaio 2018, quando capi di stato e di governo come Macron e la cancelliera Merkel hanno usato la loro lingua nazionale (più o meno esclusivamente o intensamente, ma comunque l’hanno usata), mentre il Presidente del consiglio italiano Paolo Gentiloni ha cassato in toto la nostra lingua, che pure in Svizzera (sede del Forum) è lingua ufficiale e nazionale, con tutti i diritti: nel suo intervento non ha detto una parola che non fosse in inglese. Se i politici italiani mostrano di non aver fiducia nell’italiano, rivelando di ritenere che non sia un idioma proponibile all’estero, perché altri dovrebbero essere portati a considerare questa lingua come importante? “

Domanda più che legittima, quella della fiducia. È vero che l’italiano, dal profilo puramente numerico e di diffusione geografica, è una lingua di nicchia. Ma è anche vero che l’italiano si presenta prima di tutto come una lingua di grande tradizione culturale, legata all’arte, alla musica, al turismo, alla letteratura. L’italiano è infatti più che una lingua. È una cultura, un modo di vivere, un’identità. È allo stesso tempo un’identità a sé, ma anche una colonna portante della Svizzera e dell’identità della nostra intera nazione.

Per ricollegarci all’aneddoto del WEF: l’italiano va senza dubbio protetto, introducendo misure concrete per favorire il plurilinguismo – come in Svizzera stiamo per fortuna facendo sempre maggiormente -, ma va anche studiato e diffuso. Studio e difesa, due approcci complementari che sono necessari per garantire un futuro alla nostra lingua. Voglio quindi esprimere nuovamente le mie congratulazioni al Professor Besomi per l’attribuzione di questo prestigioso e meritato premio, ma soprattutto voglio ringraziarlo per il suo importante lavoro!

Grazie!

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