“Minoranze linguistiche in Svizzera: quali prospettive” – saluto iniziale

“Minoranze linguistiche in Svizzera: quali prospettive” – saluto iniziale
“Minoranze linguistiche in Svizzera: quali prospettive” – saluto iniziale

Gentili signore, egregi signori

Grazie mille per avermi invitata qui stasera a portare un saluto su un tema che mi sta molto a cuore come italofona e come persona attenta ai bisogni delle minoranze.

Leggendo la carta europea delle lingue regionali e minoritarie, ho identificato nel preambolo due punti che reputo particolarmente importanti. La carta dice che la protezione delle lingue regionali o minoritarie, alcune delle quali rischiano purtroppo di sparire, contribuisce a conservare e a sviluppare le tradizioni e le ricchezze culturali dell’Europa. La difesa e la valorizzazione dell’italiano, così come della lingua romancia e quella di altre lingue, non è una questione unicamente linguistica, bensì di ricchezza culturale e di valorizzazione delle minoranze. Il nostro più grande patrimonio come Svizzera è proprio la nostra varietà di lingue, culture, religioni, storie ed esperienze. Diversi, ma uniti. In tempi come questi, in cui troppo spesso c’è chi mette in dubbio valori come l’uguaglianza e le pari opportunità tra le persone e l’apertura reciproca, penso che sia importante ribadire anche questo aspetto.

La carta continua sottolineando che è un diritto imprescindibile di ogni individuo quello di usare la propria lingua regionale e minoritaria nella vita privata, ma anche in quella pubblica. Proprio per questo ho deciso di condurre i lavori parlamentari durante il mio anno di Presidenza del Consiglio nazionale in italiano, volendo così dare alla lingua italiana, lingua ufficiale svizzera, il suo giusto posto e riconoscimento anche nella politica svizzera. Così facendo spero che possa essere da stimolo per rafforzare la lingua e cultura italiana anche in altri ambiti. Come ho già avuto modo di dire non si tratta di una scelta meramente simbolica, ma che ha prodotto dei cambiamenti che verosimilmente – lo spero perlomeno – dureranno nel tempo.

Negli ultimi mesi è capitato più volte che mie colleghe e colleghi del Consiglio nazionale, così come collaboratrici e collaboratori dei Servizi del Parlamento, persone non italofone di madrelingua, si sforzassero a dire non solo qualche parola in italiano, ma anche a partecipare a riunioni condotte in italiano. Sentire l’italiano tra i corridoi di Palazzo federale, così come il fatto che diverse cittadine e cittadini mi hanno contattato per questioni inerenti alla lingua italiana in Svizzera o semplicemente per esprimermi il loro sostegno, mi riempie di gioia e speranza per il futuro della nostra lingua e cultura. Questa è coesione nazionale vissuta nei fatti!

Ci tengo a ringraziare la Lia Rumantscha, con il suo presidente Johannes Flury e la Pro Grigioni Italiano con il signor Franco Milani, nonché l’intergruppo parlamentare italiano e le sue due copresidenti Roberta e Silva, per l’invito qui stasera. Senza il grande sostegno e lavoro del gruppo italianità, unito a quello della deputazione ticinese alle camere federali e dei Servizi del Parlamento, non sarebbe stato possibile per me riuscire a condurre effettivamente tutti i lavori parlamentari in italiano. La vostra bellissima iniziativa del Vademecum, con il vostro riscontro mediatico anche al di fuori della Svizzera italiana, ha sicuramente contributo a diffondere la conoscenza, l’uso e la sensibilità verso l’italiano. Quest’anno però, come ben sapete, ricorrono i 100 anni della Lia Rumantscha, che saranno festeggiati in agosto a Zuoz. Luogo bellissimo quanto importante, proprio perché è riuscito a preservare la lingua romancia e quindi la sua cultura, usando questa bella lingua anche a livello politico e ufficiale.

Come Svizzera abbiamo – giustamente – una politica linguistica fortemente incentrata sulla difesa del plurilinguismo. Non a caso si parla di plurilinguismo statale, riconosciuto e promosso a livello istituzionale con una serie di misure concrete, la cui efficacia viene discussa ogni tre anni in un rapporto. La mia speranza è quella di leggere nel prossimo rapporto che la mia Presidenza, così come naturalmente l’elezione di Ignazio Cassis nel Consiglio federale e il vostro lavoro ed impegno, abbiamo portato un modesto contributo a rafforzare in maniera duratura l’italiano e l’italianità, favorendo la coesione nazionale e, mettendo l’accento sulle lingue minoritarie più in generale, anche il romancio.

Grazie per l’attenzione e lunga vita all’italiano e al romancio!

Saluto iniziale tenuto all’evento “Minoranze linguistiche in Svizzera: quali prospettive”

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