Discorso all’inaugurazione della casa della letteratura

Discorso all’inaugurazione della casa della letteratura
Discorso all’inaugurazione della casa della letteratura

Gentile presidente del Gran Consiglio signora Kandemir,
Egregio Consigliere di Stato signor Bertoli,
Egregio Sindaco signor Borradori
Egregio Presidente del comitato d’associazione signor Alborghetti
Gentili Signore, egregi signori

 

”Un luogo dedicato alla lettura e alla scrittura”: così definite questa casa nella presentazione sul sito web. Uno spazio di apertura, di curiosità, di incontro: così immagino io la casa della letteratura che ci apprestiamo ad inaugurare oggi. Un luogo di scambio e di stimolo alla lettura e alla scrittura. Un luogo di incontro tra culture. Ma anche, come spiegate voi: “casa della lingua, parlata e scritta, lingua che è nutrimento del pensiero e dell’interazione sociale.”

È un onore poter essere qui oggi a festeggiare l’inaugurazione della casa della letteratura. Un progetto che ha potuto vantare il sostegno di persone conosciute in ambito letterario e culturale e il cui lavoro è molto apprezzato.

Vincitrici e vincitori di premi letterari, organizzatrici e organizzatori di festival, poetesse e poeti, scrittrici e scrittori, tante persone coinvolte e che già sono scese in campo per esprimere la propria soddisfazione nei confronti di questa iniziativa. Delle testimonianze messe sul sito del progetto, due mi hanno colpito particolarmente.

La prima testimonianza è brevissima, ma non per questo meno incisiva. L’autore è Stefano Vassere, il direttore del Sistema bibliotecario ticinese: “I libri. Come a casa mia.” Da persona che ha sempre avuto la passione della lettura e che si trova molto spesso via dal Ticino a causa del mio impegno politico, non posso che immedesimarmi nella sensazione di “casa” e di “familiarità” trasmessi dai libri. Nella mia casa a Lumino dispongo addirittura di due grandi librerie, stracolme di libri che si affiancano a quelli accatastati qua e là in un ordine tutto mio. Guardando la programmazione dei prossimi mesi sono rimasta impressionata: sono sicura che questo luogo dedicato allo scambio di letterature e culture sarà all’altezza delle aspettative che si sono venute a creare e da lettrice dai gusti eclettici sono posso che riconoscermi nell’ampia gamma di stili proposta. Penso che leggere permetta di trovare sé stessi, obbligandoci allo stesso tempo ad aprire lo sguardo verso altre culture e realtà. Che è poi quello che io auspico faccia non solo la letteratura e la lettura ma anche la politica. Spesso troppo chiusa su stessa.

 

La seconda citazione che voglio presentare è quella dello scrittore Pedro Lenz. Cito: “perché la Svizzera italiana non è soltanto una regione al sud delle Alpi; la Svizzera italiana è anche tutta la Svizzera culturalmente intrisa e plasmata dalla lingua italiana. Personalmente non mi posso immaginare una Svizzera senza la lingua italiana.” Fine della citazione. Come non concordare. L’italiano è più che una lingua; è una cultura, un modo di vivere, un’identità. È allo stesso tempo un’identità a sé, ma anche una colonna portante della Svizzera e dell’identità della nostra intera nazione. Ognuna delle nostre quattro lingue ufficiali ha la sua identità e le sue tradizioni, ma è la loro somma che fa la Svizzera. A prescindere dal numero di persone che lo parlano quotidianamente, l’italiano ha quindi la medesima importanza del tedesco, del francese e del romancio nel definire la Svizzera, la sua cultura e la sua coesione. In un mondo sempre più globalizzato e orientato all’inglese quale lingua internazionale compresa dalla maggior parte della popolazione mondiale, reputo proprio per questo la difesa, lo studio e la promozione della nostra lingua di fondamentale importanza. Da qui la mia scelta come presidente del Consiglio nazionale di condurre i dibattiti parlamentari interamente in italiano. Una decisione – resa possibile grazie anche al lungo lavoro della deputazione ticinese alle camere federali e all’intergruppo parlamentare italianità – che vuole dare alla lingua italiana il suo giusto posto e riconoscimento anche nella politica svizzera. Così facendo spero che possa essere da stimolo per rafforzare la lingua e cultura italiana anche in altri ambiti e di scavalcare i confini linguistici all’interno del Paese. Per farlo ci vogliono alleati, come scriveva Elena Spoerl nel 2015 parlando di “Viavai” progetto di contrabbando culturale tra Svizzera Lombardia . E chi se non la letteratura e i libri possono essere i nostri migliori alleati e complici per far conoscere, capire e contrabbandare la cultura e la lingua italiana e costruire ponti verso altre lingue e culture? Ponti che avrebbe bisogno oggi più che mai anche il nostro Cantone, per colmare quelle distanze tra noi e gli altri, tra il Ticino e il resto della Svizzera e del mondo.

 

Essere qui all’inaugurazione della prima casa della letteratura nella Svizzera italiana –  dopo Basilea, Zurigo, Lenzburg e Stans nella Svizzera tedesca, nonché Ginevra in Romandia – mi da speranza che questo mio auspicio possa diventare realtà. Anche e proprio perché avete definito questa casa “un crocevia con altre realtà letterarie italofone (Ticino, Grigioni, Vallese), che sarà impegnata a promuovere l’accesso al dialogo interculturale: da un lato (verso nord) rinforzando la coesione nazionale, dall’altro (verso sud) ponte culturale fra Svizzera e Italia”.

Mi fa molto piacere che si riescono a creare delle sinergie e collaborazioni tra varie iniziative, pur diverse tra di loro, che ambiscono a rafforzare la nostra lingua e cultura. Un grande grazie da parte mia quindi a tutte le persone che hanno permesso che questo progetto diventi realtà!

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