Evento “World Malaria Day” – discorso

Evento “World Malaria Day” – discorso
Evento “World Malaria Day” – discorso

Gentili Signore ed egregi signori

Come medico ho sempre dedicato grande occhio di riguardo alla politica sanitaria, reputando di particolare importanza garantire a tutti l’accesso a un sistema sanitario di qualità. Purtroppo in molte regioni del mondo questo non è ancora realtà: due settimane fa mi trovavo in viaggio ufficiale legato alla mia Presidenza in Mozambico, un paese con un medico ogni 100’000 abitanti. Facendo un paragone con la popolazione svizzera, questo equivarrebbe a meno di 90 medici in tutta la nazione. Recentemente il ciclone Idai ha devastato il paese: sono almeno mezzo milione le persone che hanno perso la propria casa, decine di migliaia di sfollati vivono in alloggi di emergenza. La zona della catastrofe si estende per centinaia di chilometri, per un totale di 1,8 milioni di persone colpite. Gli aiuti internazionali incontrano enormi problemi, tanto più che molte zone non sono ancora accessibili. A tutto ciò si aggiunge il rischio di un’epidemia di colera e un aumento considerevole dei casi di malaria in una zona già ad alto rischio.

La malaria è una delle malattie più diffuse al mondo, con stime che parlano di quasi 220 milioni di casi nel 2017, responsabili di causare mezzo milione di morti. Il gruppo più vulnerabile sono i bambini sotto i cinque anni, che corrispondono al 60% dei decessi totale. Quasi l’80% dei casi sono concentrati nelle regioni africane e in India, tra cui spicca anche la Tanzania. Ho avuto modo di visitare progetti di lotta alla malaria in questo paese qualche anno fa e di vedere alcune delle storie personali che si nascondono dietro a queste cifre, parlando con sopravvissuti e con persone che hanno perso i loro cari. Nell’aprile 2015, con il Swiss malaria group e altri parlamentari mi sono recata in Tanzania  per farmi un’idea sul posto dei progetti per combattere la malaria. Ho potuto toccare per mano l’importante lavoro svolto da ong svizzere e partner privati in collaborazione con le autorità locali, ma anche di vedere come misure all’apparenza banali quali il lavarsi le mani e lo svuotare i recipienti contenenti acqua stagnante sia fondamentale.  Ho visto medici e personale sanitario prodigarsi in cure di base, ho incontrato donne il cui ruolo è centrale per combattere la povertà, ho incrociato bambini il cui loro futuro dipende anche dall’accesso all’educazione, ho discusso della necessità di accesso ai farmaci contro la malaria spesso difficile se non impossibile a causa dei loro costi e brevetti.

Simili progetti sono nati soprattutto grazie al grande impegno umanitario della comunità internazionale, anche sotto l’egida dell’ONU, per cui la lotta alla malaria è parte integrante dell’agenda 2030 per uno sviluppo sostenibile. Non solo vi è dedicato un sottopunto specifico – mi riferisco al 3.3 con l’obiettivo di porre fine entro il 2030 alle epidemie di AIDS, tubercolosi, appunto alla malaria e malattie tropicali trascurate; nonché di combattere l’epatite, le malattie di origine idrica e le altre malattie trasmissibili“ – ma è in modo più ampio integrato nell’agenda. Innanzitutto lotta alla malaria significa anche rafforzamento generalizzato del sistema sanitario. Con il decorso estremamente rapido della malattia, che può causare la morte entro 24 ore dalla prima apparsa dei sintomi, la prevenzione risulta ancora più importante. Come mostra il recente caso del Mozambico, catastrofi ambientali, ma anche guerre, sono cause per il crollo di sistemi sanitari già precedentemente precari. È quindi necessario disporre di sistemi sanitari forti e sostenibili, che siano allo stesso tempo integrati nelle strategie e priorità a lungo termine dei singoli paesi e della comunità internazionale.

Lotta alla malaria significa però anche lotta alla povertà, perché la malaria è sia la sua causa che la sua conseguenza. È una malattia che può intrappolare intere nazioni in un circolo vizioso di sottosviluppo, con le fasce più povere della popolazione che sono anche le più vulnerabili all’infezione e al peggioramento dei sintomi. Con il suo sostegno alla lotta contro la malaria, la comunità internazionale contribuisce quindi anche alla spinta globale per eliminare la povertà e promuovere lo sviluppo economico.

Riassumendo, la lotta alla malaria è strettamente legata allo sviluppo sociale, economico ed ambientale dei paesi toccati e passa dalla necessità di un rafforzamento dei sistemi sanitari. Ne risulta che la malaria e la salute sono una preoccupazione mondiale e un fattore chiave per lo sviluppo sostenibile, che non a caso l’Agenda 2030 dell’ONU e i suoi 17 obiettivi definiscono come una sfida globale che non può venir affrontata isolatamente. Occorre un impegno da parte di tutti gli attori coinvolti – dai privati, alle OGN ai singoli Stati. Come Svizzera abbiamo in modo particolare una grande responsabilità, da più punti di vista. Innanzitutto come uno dei paesi più ricchi al mondo abbiamo la possibilità di sostenere finanziariamente progetti in ambito di lotta alla malaria, aumentando invece di tagliare i nostri fondi dedicati alla cooperazione allo sviluppo.

La Svizzera è però anche sede dell’industria farmaceutica rinomata a livello mondiale per il suo alto livello, in grado di sviluppare medicamenti innovativi e, chi lo sa, forse un giorno riuscire a fermare la trasmissione della malattia. Questa ricerca va promossa, garantendo poi però l’accesso ai medicamenti anche alle regioni più povere. La Svizzera è infine anche sede delle maggiori organizzazioni internazionale, dall’ONU alla Croce Rossa, passando per migliaia e migliaia di ONG.

Come Svizzera possiamo e dobbiamo fare di più nella lotta alla malaria: il nostro grande contributo va portato avanti e rafforzato! Saluto con particolare piacere progetti come quello di “Medicines for Malaria Venture”, un partenariato pubblico-privato di cui la Confederazione è stato un fondatore vent’anni fa. Unendo sotto un cappello vari attori e soprattutto i vari ambiti d’azione, “Medicines for Malaria Venture” svolge un ruolo fondamentale dall’impatto notevole nel debellare alla radice questa terribile malattia.

Desidero ringraziarvi di cuore per il vostro impegno: come medico, come politica, come Presidente del Parlamento svizzero, ma soprattutto come cittadina che ha visto come la malaria può distruggere un paese e i suoi abitanti. Grazie!

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