Primo maggio – Intervento ad Arbedo

Primo maggio – Intervento ad Arbedo
Primo maggio – Intervento ad Arbedo

Care compagne e cari compagni
Care e cari presenti

Da che faccio politica, ho sempre partecipato al 1. maggio. Per ovvie ragioni è la prima volta che lo faccio avendo nel contempo un ruolo diverso, quello di presidente del Consiglio nazionale. Ci sono però alcune cose che mi stanno a cuore e che ci tengo a condividere con voi e che toccano tutte e tutti noi, la società e la politica.

Inizierò con la storia di una donna, che potrebbe essere quella di molte altre donne nel nostro paese. E’ la storia di una donna che lavora come donna delle pulizie e aiuto domestico, che oltre dei figli suoi si occupa anche di quelli degli altri.  Una donna il cui salario da solo non basta per vivere, la cui rendita vecchiaia – una volta in pensione- non sarà sufficiente perché pur avendo diversi lavori non ha diritto alla cassa pensione non raggiungendo il minimo per esservi affiliata. Solo una parte del suo lavoro è riconosciuto e valorizzato, quello di cura, tra le mura domestiche non lo è e non conta un granché nelle assicurazioni sociali e nella previdenza vecchiaia.  Eppure è grazie a donne come lei, che la nostra società va avanti donne che si svolgono gran parte del lavoro non remunerato.

Di storie simili in Svizzera ne sono molte. Riguardano molte donne la cui rendita vecchiaia non è sufficiente e che non beneficiano alla cassa pensione, benché abbiano spesso non uno, ma più lavori. Le conseguenze sono bassi salari e rendite pensionistiche insufficienti.

Ecco perché battersi per salari decenti, parità salariale, valorizzazione dei lavori prevalentemente femminili, riconoscimento, ma anche la suddivisione tra donne e uomini, del lavoro di cura è una necessità. Dal 1981 la parità tra donne e uomini è iscritta nella Costituzione svizzera. Dal 1996 pure nella legge. Eppure, ciò nonostante, essa è ben lungi dall’essere raggiunta. La cura dei figli e delle persone ammalate è ancora prevalentemente a carico delle donne. Secondo l’ufficio federale di statistica, sono 9,2 miliardi le ore di lavoro non remunerato fornite in Svizzera nel 2016, cioè “lavoro produttivo non pagato, ma che per principio potrebbe anche essere svolto a pagamento da una terza persona”, nella maggior parte lavori domestici e di assistenza a bambini e adulti. Il lavoro remunerato corrisponde a soli 7,9 miliardi di ore. Il 61,3% di queste ore di lavoro non remunerato è svolto da donne. Monetizzate, queste 9.2 miliardi di ore corrispondono ad un valore stimato a 408 miliardi di franchi, il 41% dell’economia nazionale complessiva. Che sarebbe quindi tutto questo lavoro di cura e di assistenza senza il lavoro gratuito delle donne? Se a questo aggiungiamo il fatto che il 70% di coloro che guadagnano meno di 4000 franchi sono donne, ecco che le cifre delle disparità sono evidenti. Ed ecco perché lo sciopero delle donne del 14 giugno è così importante, perché c’è ancorato da fare e rivendicare.

Uno sciopero che nasce dal basso, da gruppi e collettivi di donne,  associazioni e sindacati, che in questi mesi si sono ritrovate in più parti della Svizzera per preparare la le manifestazioni del 14 giugno. Donne giovani e meno giovani assieme per rivendicare i nostri diritti e chiedere di mettere fine alle discriminazioni legate al genere .

Due settimane fa sono tornata da un viaggio ufficiale in Africa, in Ruanda e Mozambico . Accanto agli incontri ufficiali e alle visite a progetti della cooperazione svizzera, ho potuto constatare il ruolo importante delle donne nello sviluppo di questi paesi. Non solo perché il 61,3% dei parlamentari in Ruanda sono donne ma anche perché sono la forza trainante di queste società: donne che creano cooperative, che sono attive nel settore sanitario, nei comuni e nei quartieri. C’è poi però l’altra faccia della medaglia, quella della violenza nei confronti delle donne . La violenza sessuale e il sessismo sono una triste ma diffusa realtà in tutto il mondo, in Africa come in Svizzera. Ci vuole quindi una campagna nazionale anche da noi contro la violenza sessista e per concretizzare finalmente la convenzione di Instanbul.

Accanto al movimento delle donne c’è , oggigiorno, anche un altro importante movimento: quello dei giovani per il clima. Giovani che chiedono con forza a noi adulti, politici e genitori di agire rapidamente contro il cambiamento climatico.  E‘ compito della politica prendere sul serio questi giustificati timori anche a costo di introdurre misure che a corto termine possono sembrarci impopolari per difendere il nostro pianeta-

Lavoro, parità, clima : tre temi centrali che preoccupano e meritano risposte. Ai quali ne aggiungo un altro, quello del continuo aumento dei premi casa malati e dei costi sanitari costi che sono tra le principali voci di spesa delle economie domestiche e che erodono i redditi delle famiglie , in particolare del ceto medio. Ecco perché chiediamo che i premi cassa malati non superino il 10% del reddito disponibile di un’economia domestica. Ecco perché dobbiamo parlare di redistribuzione della ricchezza.

 

La nostra storia è una storia di equità, solidarietà e democrazia. Come presidente del Consiglio nazionale cerco di motivare le donne ad impegnarsi in politica. La democrazia svizzera ha bisogno di una maggiore partecipazione delle donne alla vita politica e di un’adeguata ed equa rappresentanza delle donne nei consessi istituzionali.  Promuovere i diritti delle donne e la parità dei sessi significa costruire una società più giusta, più responsabile e più rispettosa della diversità.

Come rappresentante proveniente da una minoranza linguistica e culturale sono altresì consapevole della diversità della Svizzera: donne, uomini, persone con percorsi e modi di vita diversi, vivono e lavorano nel nostro paese. Persone che devono avere pari opportunità e diritti. Con le quali dobbiamo costruire ponti, così come io cerco di farlo tra le differenti regioni linguistiche.

Inclusione nella diversità, solidarietà con chi è in difficoltà.

Ho iniziato raccontandovi la storia di una donna che potrebbe essere quella di molte altre. Storie che ci devono motivare ad impegnarci per cambiare queste situazione, per garantire un futuro dignitoso a tutte e tutti . Partecipando a momenti di mobilizzazione come oggi, al 1. Maggio e allo sciopero del 14 giugno.

Assieme possiamo cambiare le cose per ottenere più solidarietà, apertura e coesione sociale.

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