Centenario OCST – Discorso

Centenario OCST – Discorso
Centenario OCST – Discorso

In onore del centenario del sindacato OCST – organizzazione cristiano sociale Ticino – ho potuto tenere un discorso che trovate qui: 

Egregio Segretario cantonale Ricciardi, caro Renato
Egregio Presidente del Consiglio esecutivo Ongaro,
Gentili Signore, egregi Signori

 

Cent’anni fa si teneva lo sciopero generale: 250’000 lavoratrici e lavoratori hanno interrotto il loro lavoro per manifestare per l’introduzione dell’AVS, il diritto di voto per le donne, la settimana lavorativa di 48 ore e nuove elezioni con il sistema proporzionale. Le famose nove rivendicazioni del comitato d’azione di Olten sono state le linee guide che hanno accompagnato la sinistra e gli ambienti attenti ai bisogni sociali nelle sue lotte per tutto il 20esimo secolo. Un’enorme mobilizzazione popolare che chiedeva dignità e diritti: è proprio sull’onda di questo evento che è nato il sindacato OCST, che si contraddistingue tuttora per il suo prezioso impegno per questi valori. Molte di queste rivendicazioni dello sciopero generale sono state nel frattempo implementate, anche se in alcuni casi ci sono voluti decenni di battaglie e più tentativi per superare lo scoglio popolare. In ambito di diritti del lavoro, ma anche sicurezza sociale e parità di diritti si è raggiunto moltissimo dal 1918, ma allo stesso tempo resta molto da fare. A partire dagli anni novanta, sotto la spinta neoliberalista che si è diffusa come una macchia d’olio investendo anche la Svizzera, si sono messi in dubbio molti diritti che sembravano acquisiti e venivano dati per scontati. Un esempio su tutti è il tempo di lavoro: la settimana lavorativa di 48 ore era come detto una delle rivendicazioni principali dello sciopero generale, poi rapidamente implementata e diminuita ulteriormente nei decenni successivi, fino al raggiungimento delle attuali 41 ore.

Con l’avvento della digitalizzazione e l’accresciuta produttività, che comporteranno la scomparsa di interi settori professionali e permetteranno alla tecnologia di sostituirsi al dipendente in molti ambiti per risparmiare sui salari, si sentono voci importanti che chiedono una maggiore flessibilizzazione del mondo e del tempo di lavoro con il rischio di una società sempre più precaria. Eppure la cosiddetta rivoluzione digitale o 5.0 necessità di un chiara responsabilità sociale che permetta di regolare e dare delle garanzie ai rapporti di lavoro incerti o precari dal punto di vista salariale e della sicurezza sociale. La protezione delle lavoratrici e dei lavoratori e delle condizioni di lavoro deve essere garantita anche per chi lavora con piattaforme digitali, nel cosiddetto crowdwork.

Altre sfide che dobbiamo affrontare è la mancanza di prospettive professionali per i giovani, sempre più spesso costretti a fare mesi e mesi di stage sottopagati nella presenza di venir assunti o che faticano a trovare posti d’apprendistato adeguati. Ma anche il problema del reinserimento professionale dei disoccupati over 50enni, nonché quello delle donne licenziate dopo la maternità, sono sempre più diffusi. Un tema urgente è certamente quello della parità salariale e della necessità di mettere fine alle discriminazioni di genere. Ecco perché tutte quelle donne, dei sindacati ,di collettivi e associazioni che stanno organizzando le manifestazioni e lo sciopero del 14 giugno prossimo hanno un ruolo così importante.

In Ticino siamo purtroppo particolarmente esposti alle conseguenze negative della libera circolazione, soprattutto per quanto riguarda la pressione al ribasso sui salari. Da una parte abbiamo i salari più bassi di tutta la Svizzera, dall’altra i premi di cassa malati crescono esponenzialmente anche nel nostro Cantone e pure gli affitti hanno ormai raggiunto la media svizzera, facendo sì che sempre più persone fanno fatica ad arrivare alla fine del mese.

La risposta a questa precarizzazione non deve essere quella di chiudersi su sé stessi o mettere i lavoratori gli uni contro gli altri, prendendosela magari con chi viene in Svizzera in cerca di lavoro quando semplicemente anche loro delle persone che cercano di pagare le proprie bollette e di vivere con dignità – l’unica differenza rispetto a molti precari ticinesi è il loro domicilio. La risposta deve invece essere quella che voi, come sindacalisti OCST, cercate ogni giorno di dare, battendovi per un mercato del lavoro con condizioni e salari giusti, sostenendo i vostri 40’000 associati a far valere i propri diritti, denunciando gli abusi che incontrate sul territorio.

Ma la risposta deve anche venire dalla politica, implementando per esempio finalmente il volere popolare espresso nell’approvazione dell’iniziativa “Salviamo il lavoro in Ticino” nel giugno nel 2015. Sono passati quasi quattro anni, ma l’introduzione di un minimo salariale dignitoso, che permetta di vivere senza aiuti statali, si fa ancora attendere. Un giusto minimo salariale, accompagnato da ulteriori regolamentazioni delle condizioni di impiego e controlli contro gli abusi, migliorerebbe finalmente la situazione dei numerosi lavoratori e lavoratrici precari del nostro Cantone. Un altro tema estremamente attuale a livello federale è l’accordo quadro: pur trovando fondamentale continuare e rafforzare la nostra via bilaterale con l’Unione europea, il raggiungimento di un accordo non può avvenire a scapito delle misure di accompagnamento, che sono fondamentali per attuare quelle conseguenze negative della libera circolazione di cui parlavo prima e che sono misure che andrebbero quindi invece rafforzate.

 

Ma la risposta deve però anche venire da tutti e tutte noi, riconoscendo il ruolo centrale dei sindacati. Ecco perché vi auguro altri cent’anni di impegno per una società più giusta: grazie OCST, il Ticino ha bisogno di voi!

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