L’approccio di genere per rafforzare i sistemi sanitari – Conferenza AMCA

L’approccio di genere per rafforzare i sistemi sanitari – Conferenza AMCA
L’approccio di genere per rafforzare i sistemi sanitari – Conferenza AMCA

Si è tenuta oggi la giornata di studio organizzata da AMCA – Aiuto medico Centro America – sul tema “Donne e salute – Uguaglianza di genere e diritto alla salute”. Ho tenuto un intervento su come un approccio di genere può rafforzare i sistemi sanitari. Trovate qui sotto il testo dell’intervento e qui le slide:

 

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Fra un mese, il 14 giugno, ci sarà in tutta la svizzera lo sciopero delle donne.  Non è un caso, che in quest’anno femminista, AMCA, in collaborazione con la Fosit e con Medicus Mundi, abbia deciso di dedicare il suo convegno al tema dell’uguaglianza di genere in ambito sanitario. Una prospettiva di genere e paritaria tra donne e uomini è centrale nel nord come nel sud del mondo.  Le discriminazioni di genere sono un problema trasversale: In Svizzera abbiamo ancora oggi disparità salariali ingiustificate e molte donne hanno lavori precari. Nei paesi più poveri sono le donne che affrontano le sfide più importanti, assicurando spesso la sopravvivenza di tutta la famiglia.  In tutto il mondo, le donne subiscono discriminazioni legati al genere, sono vittime di stereotipi e di violenza sessuale, violenze e minacce online contro le donne sono in aumento. Donne che sono le principali attrici delle loro stesse rivendicazioni e le artigiane di svariate battaglie quotidiane. Quando le famiglie non hanno accesso al cibo a sufficienza, le donne sono spesso le prime ad esserne private. Sono 4,4 milioni in più rispetto agli uomini le donne che sono costrette a vivere con meno di 1,90 dollari al giorno, soglia definita dall’ONU di estrema indigenza. Negi Stati Uniti il tasso di povertà delle donne nere e indigene americane è il doppio di quello delle donne bianche e asiatiche. Anche in svizzera le donne , spesso sole con i figli a carico o le donne pensionate sono più a rischio di povertà degli uomini. Mentre è vero che i risultati scolastici delle ragazze sono in molti casi  migliori di quelli dei ragazzi, questi progressi non hanno portato la parità dei sessi nel mercato del lavoro. Il divario di retribuzione tra donne e uomini è del 23% su scala globale; senza un’azione decisiva, ci vorrà un altro 68 anni pari salariale. Mentre le donne sono molto più presenti nelle funzioni politiche su scala globale, nei parlamenti nazionali sono rappresentate solo  al 23,7. Una donna o una ragazza su cinque ha subito violenza fisica del sesso da parte di un partner.

Dati che parlano da solo e che meritano una conferenza come quella di oggi .

 

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Come presidente del Consiglio nazionale ho scelto di mettere l’accento sue due temi in particolare: La politica di genere e in maniera più specifica la rappresentanza delle donne in politica, con l’obiettivo di incoraggiare più donne a lanciarsi in politica, e la difesa delle minoranze linguistiche e culturali, attraverso la tutela dell’italiano quale lingua e cultura. Parlare di italianità vuol dire anche mettere l’accento su una Svizzera multilingue e multiculturale. E proprio le donne e il rispetto delle minoranze sono temi centrali nella cooperazione allo sviluppo e fanno parte degli obiettivi di sviluppo sostenibile. In molti parti del mondo, i diritti donne e minoranze sono calpestati o ignorati. Battersi per questi diritti vuol dire impegnarsi per un modo più giusto e solidale.

In quanto presidente del Consiglio nazionale, ho quindi deciso di visitare paesi in cui la cooperazione svizzera è attiva in modo da conoscere da vicino i progetti della cooperazione svizzera allo sviluppo. Toccare da vicino questi progetti, così come quelli delle ONG svizzere e ticinesi, permette di capire quanto sia importante il ruolo della cooperazione internazionale e come la promozione della pace e la difesa dei diritti umani devono infatti rimanere tra le priorità della politica svizzera.

 

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La lotta alle malattie e strettamente legata allo sviluppo sociale, economico ed ambientale di un paese e al rafforzamento del sistema sanitario.  Poco più di 40 anni nel settembre 1978, fu adottata la dichiarazione di Alma. La conferenza, alla quale parteciparono 134 paesi e 67 organizzazioni internazionali, fu organizzata dall’OMS e mise l’accento sull’importanza della attenzione primaria della salute come strategia per ottenere un miglior livello di salute della popolazione. Il suo motto fu: Salute per tutti entro il 2000. Purtroppo, nonostante i progressi , questo obiettivo non è ancora raggiunto anche perché è mancata la volontà concreta da parte della politica. Non solo nei paesi poveri, anche in Svizzera non tutti hanno l’accesso all’assistenza sanitaria e godono del diritto alla salute.

Lo scorso ottobre ad Astana, in Kazakistan,si è tenuta la Conferenza globale sull’assistenza sanitaria primaria con lo scopo di raggiungere la copertura sanitaria universale e gli obiettivi di sviluppo sostenibile. Essa ha rilanciato il dibattito sulla necessità di investire nelle cure di base. La dichiarazione che è scaturita da questa conferenza è stata adottata all’unanimità dai 197 Stati membri dell’Organizzazione mondiale della sanità e conferma, 40 anni dopo, i valori e i principi enunciati nella Dichiarazione di Alma Ata e in particolare il diritto alla salute per tutti e i principi di giustizia sociale e solidarietà.

 

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La metà della popolazione mondiale non ha accesso, se non parzialmente, ai servizi sanitari essenziali, come risulta da un rapporto congiunto dell’Organizzazione mondiale della sanità (OMS) e della Banca mondiale pubblicato nel 2017Secondo l’OMS circa 100 milioni di persone si trovano in una condizione di povertà estrema (sotto 1,90 dollari al giorno) a causa di spese sanitarie e il 12% della popolazione mondiale spende il 10% del suo reddito per spese legate alla salute.

In molte regioni del mondo l’accesso alla salute non è quindi ancora realtà .

E’ il caso del Mozambico, paese nel quale mi trovavo 1 mese fa in viaggio ufficiale legato alla mia Presidenza, un paese con un medico ogni 100’000 abitanti. Facendo un paragone con la popolazione svizzera, questo equivarrebbe a meno di 90 medici in tutta la nazione.

Recentemente il ciclone Idai ha devastato il paese: sono almeno mezzo milione le persone che hanno perso la propria casa, decine di migliaia di sfollati vivono in alloggi di emergenza. La zona della catastrofe si estende per centinaia di chilometri, per un totale di 1,8 milioni di persone colpite. Gli aiuti internazionali incontrano enormi problemi, tanto più che molte zone non sono ancora accessibili. A tutto ciò si aggiunge il rischio di un’epidemia di colera e un aumento considerevole dei casi di malaria in una zona già ad alto rischio.

Come mostra il recente caso del Mozambico, catastrofi ambientali, ma anche guerre, sono cause per il crollo di sistemi sanitari già precedentemente precari. È quindi necessario disporre di sistemi sanitari forti e sostenibili, che siano allo stesso tempo integrati nelle strategie e priorità a lungo termine dei singoli paesi e della comunità internazionale. Ed è quanto facciamo con AMCA in Nicaragua e Salvador.

La malaria è una delle malattie più diffuse al mondo, con stime che parlano di quasi 220 milioni di casi nel 2017, responsabili di causare mezzo milione di morti. Il gruppo più vulnerabile sono i bambini sotto i cinque anni, che corrispondono al 60% dei decessi totale. Eppure la malaria si può prevenire si può curare. Per farlo ci vuole educazione alla prevenzione, ci vuole un sistema sanitario di base accessibile e ci vogliono i medicamenti giusti. Il caso della malaria è anche emblematico per diverse ragioni: tutti sono concordi della necessità di combattere questa malattia, ONG, organizzazioni multilaterali, governi investono risorse per debellarla. Ma senza un sistema sanitario forte e senza una politica che dia un giusto riconoscimento del ruolo delle donne questo obiettivo non potrà essere raggiunto

Nei sistemi sanitari infatti, l’apporto delle donne è essenziale. Donne che si assumono il lavoro di cura, che si occupano dei figli e della loro educazione,

 

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Se globalmente, negli ultimi anni ci sono stati anche importanti progressi, ad esempio nella lotta alla malaria o alla tubercolosi, i risultati sono però al di sotto delle aspettative, in particolare per quanto riguarda la riduzione della mortalità materna ed infantile che non ha raggiunto quanto previsto dagli Obiettivi del Millennio. In molti paesi si assiste al crollo di sistemi sanitari a causa di guerre e carestie, in altri paesi la sanità diventa sempre più oggetto di interessi particolari che fanno del profitto il loro obiettivo primario, in altri ancora le privatizzazioni commercializzano l’offerta delle cure. Accanto a ciò assistiamo all’aumento preoccupante delle malattie non trasmissibili, quali obesità, diabete e malattie cardiovascolari, anche nei paesi più poveri.

Il diritto alla salute è messo in discussione non solo nei paesi più poveri ma anche in Svizzera, dove l’aumento dei premi per l’assicurazione malattia sommati ai cosiddetti costi “out of pocket “, ossia quelle spese prese a carico direttamente dagli assicurati, fan sì che la sanità diventi un peso insopportabile per molte economie domestiche.

L’accesso alla salute è considerato tra i fattori centrali per lo sviluppo di ogni paese, accanto a un approccio globale: quanto vale qui, deve valere anche per i paesi più poveri. E’ il caso della scarsa disponibilità di certi medicamenti a causa di prezzi eccessivi: nel mondo più di due miliardi di persone non hanno accesso ai medicamenti essenziali. In Svizzera il mancato rimborso di farmaci per malattie rare o per cure oncologiche causa una medicina a due velocità. In entrambi i casi si devono diminuire i prezzi dei medicamenti e renderli disponibili laddove necessario, anche quando sono protetti da patenti.

Come Svizzera, paese nel quale sono attive molte ONG, possiamo e dobbiamo continuare a contribuire in maniera efficace alla lotta alla povertà e al miglioramento delle condizioni di vita della popolazione più in difficoltà, così come previsto dall’Agenda 2030 e dagli obiettivi di sviluppo sostenibile: il diritto alla salute, la solidarietà e la lotta alle disuguaglianze sono valori importanti sui quali non si può retrocedere.

 

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Se la conferenza di Astana riconosce il diritto alla salute per tutti, per raggiungerla è necessario rafforzare i sistemi sanitari pubblici, garantendo l’accesso a tutta la popolazione a cure sanitarie di qualità, partendo dalle cure sanitarie di base.

L’agenda dell’ONU 2030 e i 17 obiettivi di sviluppo sostenibile (Sustainable Development Goals, SDGs) definiscono lo sviluppo sostenibile come sfida globale, che non può essere trattata in maniera isolata bensì deve tener conto degli altri fattori. Qui si inserisce il ruolo centrale delle donne che ovunque, qui come nel sud del mondo , le donne sono determinanti per  lo sviluppo.

La parità di genere non è solo un diritto umano fondamentale, ma la condizione necessaria per un mondo migliore, sostenibile e in pace.Garantire alle donne e alle ragazze parità di accesso all’istruzione, alle cure mediche, a un lavoro dignitoso, così come la rappresentanza nei processi decisionali, politici ed economici, promuoverà economie sostenibili, di cui potranno beneficiare le società e l’umanità intera. Senza l’apporto e la partecipazione delle donne il raggiungimento dell’Agenda 2030 risulta un traguardo improbabile.

Lo mostra in maniera inequivocabile il Rapporto “Trasformare le promesse in azione: la parità di genere nell’Agenda 2030” presentato  lo scorso anno da United Nations Women. Attraverso dati, statistiche ed esempi concreti , l’Agenzia dell’Onu ha infatti mostrato come per il raggiungimento di quasi ogni singolo Target degli Obiettivi di sviluppo sostenibile la posizione di donne, bambine e anziane sia fondamentale per la costruzione di società più giuste e inclusive e una crescita economica stabile e duratura.

 

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