Discorso congresso elettorale

Discorso congresso elettorale
Discorso congresso elettorale Manno: congresso elettorale del Partito Socialista. Nella foto l'intervento di Marina Carobbio Guscetti, Presidente Consiglio Nazionale, durante il congresso elettorale del Partito Socialista. © Ti-Press / Alessandro Crinari

Ecco il mio discorso al congresso elettorale del Partito Socialista Ticino, che ha approvata la mia candidatura per il Consiglio degli Stati e il Consiglio nazionale. Grazie! È un onore per me cercare di rappresentare il Ticino solidale a Berna. 

Gentile consigliera federale, cara Simonetta,
Caro presidente della frazione socialista alle camere federali, caro Roger,
Care compagne e cari compagni,
Gentili ospiti,

Venerdì mattina quando poco prima delle 11 ho interrotto la seduta del Consiglio nazionale e sono uscita sulla piazza federale, mi son venute le lacrime agli occhi di fronte alla piazza così gremita di donne; una piazza federale con un forte accento viola ma nel contempo multicolore. Come multicolore e variegata è la diversità che deve essere forza e non rappresentare un rischio d’esclusione. L’ho detto in Consiglio nazionale, l’ho ripetuto in piazza e lo dico ancora oggi: la parità fra i sessi ci riguarda tutte e tutti, è una questione di giustizia e democrazia.

Venerdì 14 giugno ho pensato a due donne a me molto vicine, donne la cui storia potrebbe essere simile a quella di tante altre, di chi come voi è qui al congresso. A mia mamma Graziella, che ha partecipato ancora una volta come molte altre donne della sua generazione, al corteo femminista e che per prima mi ha insegnato che vuol dire essere donna e femminista. A mia figlia Laura, che di anni ne ha quindici e che merita un mondo nel quale non si debba più scendere in piazza per ottenere la parità salariale, per non essere discriminata sul posto di lavoro o giudicata per come si veste e in quanto donna.

Quell’emozione forte, che ho provato a Berna, l’ho vissuta nuovamente la sera a Bellinzona. E mi son detta, ora è veramente possibile. Le cose cambieranno, non si possono ignorare le centinaia di migliaia di donne che hanno manifestato, sono scese in piazza, si sono astenute dal lavoro nonostante pressioni e difficoltà. Certo ora toccherà alla politica, chi è attivo in un consesso istituzionale dovrà portare avanti con forza e convinzione la richiesta di un’effettiva parità salariale, dell’introduzione anche in Svizzera del congedo parentale,  il riconoscimento del lavoro di cura a partire dalle assicurazioni sociali.

Questo movimento trasversale che rivendica rispetto, pari diritti e lotta contro le discriminazioni di genere ha una forza dirompente, come dirompente è quello dei giovani che manifestano per il clima.

In entrambi questi movimenti c’è la volontà di cambiare le cose e di rivendicare un mondo più giusto, paritario, inclusivo e solidale. Un mondo dove la ricchezza sia effettivamente redistribuita e non appannaggio di pochi e nel quale si metta un freno a una crescita insostenibile, salvaguardando l’ambiente e soprattutto, come loro ci chiedono, il futuro dei nostri giovani. Un mondo nel quale chi viene dl lontano non sia calpestato, dove chi è in difficoltà non sia emarginato.

Sono molte le persone che partecipano a manifestazioni, incontri, e riflessioni, che fanno sentire la propria voce, chiedendo un cambiamento verso una società più giusta, capace di difendere i più deboli e di valorizzare la differenza. Perché la diversità, di genere, di origine e di cultura è una ricchezza, è un valore. La capacità di integrare le diverse componenti che compongono la società sarà la forza del nostro Cantone.

In questi mesi di presidenza del Consiglio nazionale ho incontrato molte persone e ho visitato e visiterò paesi del sud del mondo. Ho visto la necessità di investire nella cooperazione allo sviluppo, non di ridurne gli aiuti; ho discusso con donne che subiscono violenze sessuali; ho incontrato donne e bambini in un centro sanitario del Mozambico con un unico medico per migliaia di persone. E sempre più sono convinta che la questione climatica non può essere disgiunta da quella sociale. A livello mondiale il 10% dei più ricchi sono responsabili della metà delle emissioni di CO2 e l’1% dei più ricchi causa le stesse emissioni che la metà più povera del mondo. Ecco perché la riduzione delle disuguaglianze darà un contributo notevole al superamento della crisi climatica.

 

Anche oggi però è una giornata speciale: con l’approvazione della lista del partito socialista per il Consiglio nazionale e la candidatura agli Stati, con le congiunzioni delle liste con le altre forze di sinistra, creiamo i presupposti per raddoppiare i seggi dell’area progressista, socialista e femminista a Berna e di avere per la prima volta nella storia del Canton Ticino una donna consigliera agli Stati. Un sogno? Forse. Ma per parafrasare il grande scrittore cileno Luis Sepulveda dobbiamo credere nei nostri sogni fino a trasformarli in realtà.

I rapporti di forza attuali hanno conseguenze tangibili per la gente comune, per le famiglie, le lavoratrici e i lavoratori e per il territorio in cui viviamo, e contribuiscono a un aumento delle disuguaglianze e della precarietà. Guardiamo, ad esempio, l’evoluzione dei costi sanitari e di conseguenza dei premi. Schiacciato dal peso delle lobby e da interessi particolari, il parlamento non affronta il problema del continuo aumento dei premi cassa malati che erodono i budget delle famiglie. Ciò che ci ha spinto come PSS a lanciare l’iniziativa popolare per limitare i premi cassa malati al 10% del reddito disponibile di un’economia domestica. Assemblea federale che dovrà anche urgentemente dare una risposta alle persone ultracinquantenni che perdono il lavoro, alle mamme che sono licenziate dopo la nascita di un figlio o addirittura in gravidanza, ai giovani formati che sono impiegati come praticanti invece di ricevere un lavoro stabile con salari dignitosi ed eque condizioni di lavoro.

È necessario ridare potenzialità e opportunità al nostro Cantone, non isolando dal resto della Svizzera e del mondo, ma costruendo ponti. Ponti tra lingue e culture è uno dei segnali che ho voluto dare nel mio anno di presidenza del Consiglio nazionale, partendo dall’utilizzo della lingua italiana in quanto presidente e difendendo il riconoscimento delle minoranze linguistiche e culturali. Perché l’identità di un paese si basa anche sulla capacità che esso ha di riconoscere, sostenere e valorizzare le diverse componenti che lo compongono e si devono rimuovere tutti quelli ostacoli, anche quelli linguistici, che si frappongono alla piena partecipazione delle cittadine e dei cittadini alla vita democratica.

La congiunzione con le altre forze rossoverdi è indubbiamente un passo importante sia in vista delle elezioni federali ma anche per una maggiore collaborazione a livello cantonale. Ringrazio sin d’ora chi si è messo a disposizione: le candidate e i candidati del partito socialista al CN, Andrea, Bruno, Chiara, Cristina Davide, Igor, Martina e le candidate e i candidati della lista “i verdi e alleanza di sinistra”.

La mia candidatura al Consiglio degli Stati non è un progetto individuale e un progetto collettivo. Del quale sarò felice di farne parte se mi darete la vostra fiducia. Gli obiettivi che ci siamo posti potranno diventare realtà in autunno, se tutte e tutti noi ci metteremo passione e determinazione nel portare avanti gli ideali e i valori che ci contraddistinguono di solidarietà, giustizia sociale, difesa dell’ambiente e di una migliore qualità di vita.

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