“Women in politics: Story of my political career” – discorso

“Women in politics: Story of my political career” – discorso
“Women in politics: Story of my political career” – discorso

Trovate qui la versione italiana del discorso che ho tenuto – in inglese – al Women Leaders’ Forum, una conferenza di donne politiche a Ulan Bator, in Mongolia. Buona lettura! 

Gentile Signore, egregi Signori

Il mio interesse per la politica è nato già molto presto: sono cresciuta in una famiglia politicizzata, con mio papà che è stato per molti anni in Consiglio nazionale – una delle due camere del nostro Parlamento – e mia mamma che era attiva nei movimenti femministi. Seguivo spesso i discorsi “dei grandi” e trovavo affascinante l’idea di impegnarsi per la collettività a favore di un mondo più equo e solidale. Durante il liceo ho iniziato a impegnarmi in associazioni, per esempio nei movimenti studenteschi o ambientali ma anche a favore del commercio equo o in colonie estive per bambini per disabilità. A 24 anni – nel 1991 – la svolta: iniziai con la politica attiva, venendo eletta in “Gran Consiglio”, il parlamento della mia regione, il “Canton Ticino”. All’epoca avevo praticamente concluso i miei studi di medicina e mi sentivo pronta per lanciarmi in questa nuova avventura: ero tra le deputate più giovani della legislatura. La mia elezione è stata sicuramente favorita dal mio cognome conosciuto in ambito politico: un vantaggio a livello elettorale, ma forse uno svantaggio a livello personale. Nei primi anni della mia attività politica venivo infatti spesso identificata tramite mio papà, e venivo considerata “la figlia di..”. Un fardello che i figli maschi subiscono vivono in maniera minore a mio parere. Capita purtroppo spesso che le donne siano vengono identificate per le azioni – positive o negative che siano – dei loro mariti o padri. Nel corso della mia prima legislatura in Parlamento dovetti quindi dimostrare di essere preparata e competente, che meritavo il mio posto in “Gran Consiglio” indipendentemente dal mio cognome.

Durante le mie quattro legislature in “Gran Consiglio”, dal 1991 al 2007, diventai capogruppo della deputazione del Partito Socialista Ticino. Anche a livello personale furono anni intensi: mi sposai con Marco e divenni la mamma di Matteo e Laura. Allo stesso tempo conclusi il periodo di formazione in ospedale e aprii uno studio con dei colleghi medici mio praticantato e diventai medico. Una domanda che mi veniva – e viene tuttora – chiesta di continuo, è come faccio a conciliare famiglia, lavoro e politica. Una sfida ardua, assolutamente, ma che non ho dovuto affrontare da sola: ho infatti avuto la grande fortuna di avere un marito e dei genitori disposti a aiutarmi, occupandosi anche spesso loro dei bambini. Purtroppo non tutte le donne hanno questa fortuna: da sempre mi impegno quindi per potenziare l’offerta di strutture pubbliche per la conciliabilità lavoro e famiglia. È fondamentale che lo stato garantisca asili nidi, doposcuole e mense, così che nessuna donna debba rinunciare alla propria carriera quando diventa mamma. In Svizzera c’è ancora una distribuzione molto iniqua del cosiddetto “care work” – il prendersi cura dei figli, dei famigliari bisognosi e dei compiti casalinghi -, compiti che ricadono principalmente sulle donne. Questa difficile conciliabilità tra lavoro e famiglia fa sì che molte donne rinuncino ad aggiungere alla propria quotidianità anche impegni politici – in particolare a livello federale.

Nel 2007 fui eletta nel Consiglio nazionale, una delle due camere del nostro Parlamento federale, composta da 200 persone. Le sedute si tengono a Berna, nella capitale, che dista tre ore e mezza dal mio domicilio. Le lunghe sedute serali, la distanza, e 12 settimane di sessione all’anno sono sicuramente fattori che contribuiscono a spiegare il basso numero di donne che intraprendono questa strada: nella legislatura attuale siamo a 31% di deputate nel Consiglio nazionale, la camera bassa che rappresenta il popolo, e solo il 13% nel Consiglio degli Stati, che camera alta che rappresenta le varie regioni, chiamate cantoni. Ovviamente quello della conciliabilità non è l’unico motivo: anche le minori reti di contatto di cui spesso dispongono le donne e la visibilità mediatica inferiore di cui possono approfittare le donne giocano un ruolo. Da ultimo, ma sicuramente non meno importante, è la responsabilità dei partiti: tocca ai partiti dare il giusto spazio alle donne sulle liste elettorali. Ma soprattutto, tocca ai partiti promuovere attivamente le loro candidate: non è più accettabile usare le donne come alibi sulle liste elettorali, senza dare loro alcun chance di venir effettivamente elette.

Reputo quella dell’equa rappresentanza una delle sfide principali che tocca noi donne: finché saremo sottorappresentate nelle istituzioni, in temi come la parità salariale, la fine della violenza domestica e la conciliabilità lavoro e famiglia si farà troppo poco. L’equa rappresentanza è anche una questione di democrazia e di giustizia sociale: le nostre democrazie rappresentative si basano appunto sull’idea che le varie componenti della società – le correnti di pensiero, le generazioni, le regioni, le professioni e i sessi – siano equamente rappresentate alfine di garantire delle scelte equilibrate. Per fortuna si sta muovendo molto in questo ambito. Solo una settimana dopo la mia elezione a Presidente del Consiglio nazionale, ebbi il grandissimo onore di dirigere l’elezione del Consiglio federale, il governo. Dei 7 membri del governo, 2 non si ripresentavano e dovevano quindi venir sostituti. Che gioia quando al primo turno l’assemblea federale, le due camere riunite del Parlamento, elesse brillantemente due donne: la Consigliera federale Karin Keller-Sutter e la Consigliera federale Viola Amherd. Assieme alla Consigliera federale Simonetta Sommaruga, il nostro governo conta quindi attualmente 3 donne su 7. Fu una giornata speciale per le donne e tutte le persone che hanno a cuore la parità, e ovviamente anche in modo particolare per me che ho diretto questa elezione. Un momento che resterà sempre uno degli apici della mia presidenza.

Oltre all’impatto diretto delle decisioni politiche che queste tre donne porteranno avanti, penso che la loro elezione abbia un’influenza più grande: con il loro ruolo e la presenza mediatica che ne consegue potranno essere d’esempio per le giovani donne, motivandole a lanciarsi in politica e a seguire i propri sogni, senza farsi dire che cosa una donna può fare o no. Questo effetto dei modelli di ruolo lo reputo molto importante e proprio in quest’ottica ho lanciato il sito web “donne politiche”. Assieme ai Servizi del Parlamento ho inaugurato questa pagina web che costituirà una sorta di omaggio alle pioniere e ai pionieri dei diritti delle donne e permetterà nel contempo di dare voce a chi oggi prosegue la lotta in questo ambito. «Donne politiche» darà inoltre visibilità alle azioni e agli eventi organizzati a Palazzo federale nell’intento di suscitare le vocazioni femminili per la politica e promuovere la parità.

Nell’ultimo anno il tema delle pari opportunità è tornato di grande attualità in tutto il mondo, come dimostra anche la conferenza odierna. Anche in Svizzera si sta muovendo molto: le disparità tuttora esistenti in vari ambiti hanno spinto collettivi femministi, partiti e sindacati ad organizzare un secondo sciopero per le donne. Già il 14 giugno 1991 c’era stato in Svizzera uno sciopero generale delle donne, in cui mezzo milione di donne, su una popolazione complessiva di tutta la Svizzera di 7 milioni di abitanti, erano scese in piazza per reclamare i propri diritti. Questa enorme mobilitazione spinse la politica ad agire e ad approvare la legge sulla parità dei sessi. Dieci giorni fa, il 14 giugno 2019, si è tenuto il secondo sciopero delle donne: anche questa volta centinaia di migliaia di donne hanno partecipato a questa giornata dedicata alla lotta per la parità. Spero che questa grande partecipazione sia di buon auspicio per le elezioni federali che si terranno questo autunno, quando ci sarà il rinnovo totale delle due camere del Parlamento. È l’occasione giusta per eleggere finalmente un Parlamento paritario, che si mostra sensibile alle tematiche delle pari opportunità e che dia alle donne lo spazio che si meritano in politica. Sono fiduciosa che lavorando assieme sarà possibile raggiungere questo obiettivo.

 

Concludo quindi ringraziandovi per il gentile invito a parlare qui oggi. Solo unendoci, oltre gli steccati partitici e nazionali, riusciremo a far sentire la nostra voce e ad ottenere una società veramente paritaria. Sono sicura che possiamo imparare molto l’una dall’altra e attendo con curiosità il proseguimento della giornata, con i “presentations of good practices”. Grazie di cuore.

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