La nostra più grande ricchezza – 100 anni Lia Rumantscha

La nostra più grande ricchezza – 100 anni Lia Rumantscha
La nostra più grande ricchezza – 100 anni Lia Rumantscha

Ecco il discorso che ho tenuto ai festeggiamenti per il centesimo anniversario della Lia Rumantscha, l’associazione che si impegna per la difesa e la promozione della lingua romancia. Buona lettura! 

Preziadas dunnas e preziads signurs

In cordial grazia fitg per voss invit. Jau ma legrel zunt fitg da dastgar festivar oz cun vus il giubileum da 100 (tschient) onns da la Lia rumantscha. Sco Tessinaisa ch’è dapi passa diesch onns commembra dal Cussegl naziunal, nua ch’i prevala il tudestg en las debattas politicas ed en il mintgadi, sai jau exactamain, tge che quai vul dir da far part d’ina minoritad linguistica.

Uno degli elementi principali per il mantenimento dell’identità di un Paese è appunto la lingua. In un paese come la Svizzera questo sembra di primo acchito un problema, con il rischio che si creino delle divisioni tra le varie regioni linguistiche. In particolare pensando alla distribuzione numerica iniqua delle lingue ufficiali, con il tedesco indicato quale lingua principale dal 63% della popolazione residente, il francese dal 23% e l’italiano unicamente dal 8% e il romancio addirittura solo dallo 0.5%. A ciò si aggiunge anche la frammentazione territoriale dell’italiano e del romancio, con la metà degli italofoni concentrati nella cosiddetta Svizzera italiana – il Cantone Ticino e parte del Canton Grigioni -, e l’altra metà sparpagliati su tutto il territorio nazionale. Anche nel caso del romancio si stima che circa il 40% delle persone madrelingua si sia trasferita fuori dai Grigioni.

Nonostante questa situazione particolare, o forse proprio grazie a questa situazione, penso che sia la coesione tra i diversi idiomi e culture che faccia la forza del nostro paese. Infatti l’italiano e il romancio non sono solo una lingua, ma due culture a sé e allo stesso tempo le colonne portanti della cultura svizzera. Ognuna delle quattro lingue elvetiche ha la sua identità e le sue tradizioni, ma è la loro somma che fa la Svizzera. A prescindere dal numero di persone che lo parlano quotidianamente, l’italiano e il romancio hanno quindi la medesima importanza del tedesco e del francese nel definire la Svizzera, la nostra cultura e la nostra coesione.

Ne risulta che il plurilinguismo e la protezione delle minoranze confessionali e linguistiche sono, accanto alla democrazia diretta e al federalismo, fattori centrali dell’identità nazionale. Non sorprende quindi che come Svizzera abbiamo – giustamente – una politica linguistica fortemente incentrata sulla difesa del plurilinguismo. Non a caso si parla di plurilinguismo statale, riconosciuto e promosso a livello istituzionale con una serie di misure concrete, la cui efficacia viene discussa regolarmente in rapporti ufficiali. Rapporti che evidenziano anche le difficoltà nella nostra realtà plurilinguista; che in Ticino vedo anche con i miei occhi. Negli ultimi vent’anni anni la distanza tra la Svizzera italiana, Ticino in particolare, e resto della Svizzera è aumentata. Le ragioni sono diverse a partire dalla chiarissima posizione minoritaria dell’italiano rispetto al tedesco e al francese; così come a causa della globalizzazione che ha favorito lo sviluppo economico della Svizzera a nord delle alpi a scapito del sud del paese. Sud che, vivendo una situazione più difficile dal punto di vista economico, si è in parte chiuso su sé stesso aumentando le difficoltà di comprensione del resto della Svizzera.

Anche il Romancio vive una serie di difficoltà, come evidenziato anche dal recente Evaluationsbericht im Auftrag des Bundesamt für Kultur, eseguito su richiesta del postulato di Silva Semadeni. A differenza dell’italiano, nel caso della lingua romancia si legge: «In Bezug auf die rätoromanische Sprache besteht bereits mittelfristig die Gefahr einer existenziellen Bedrohung. Die rätoromanische Sprache wird selbst in ihrem traditionellen Verbreitungsgebiet als Amts-, Arbeits- und Alltagssprache durch das Deutsche zurückgedrängt, beziehungsweise gar verdrängt». Fine della citazione. L’accesso facilitato alle regioni alpine e la crescente mobilità delle persone ha portato a una forte mescolanza linguistica, favorita ancora di più dal turismo. Questo, unito al fatto che tutte le persone di madrelingua romancia siano perfettamente bilingue con il tedesco, ha fatto sì che il romancio venisse sempre più relegato a una lingua “famigliare”, “personale”. Una lingua parlato a casa, con i propri famigliari e amici. Non una lingua parlata nelle istituzioni e sul posto di lavoro.

Queste sono evoluzioni che mettono a rischio la nostra coesione nazionale. Come rappresentante di una minoranza culturale e linguistica ho vissuto sulla mia pelle questa crescente distanza e quindi come politica mi sono da subito posta l’obiettivo di cercare di riavvicinare le diverse componenti del nostro paese. Nella lingua italiana ho trovato uno strumento per portare avanti questo obiettivo. Quale migliore occasione quindi se non quella della mia presidenza del parlamento svizzero, Consiglio nazionale e dell’Assemblea federale? Come non utilizzare questa grande opportunità datami dal mio ruolo di presidente e la visibilità che ne consegue per dare giusto valore al plurilinguismo sul quale si fonda il mio paese, dando lo spazio che si merita all’Italiano anche nella vita politica? Come non parlare di cultura in senso generale, di cultura politica e nel contempo di coesione nazionale e sociale? Come non cercare di capire e integrare le diverse culture e minoranze che compongono un paese?

 

Gentili Signore, egregi Signori. Da questa consapevolezza è nata la mia scelta di porre queste tematiche, assieme alla questione della sottorappresentanza delle donne in politiche, al centro del mio anno presidenziale e concretamente decidere di condurre i lavori parlamentare in italiano. Una decisione che vuole dare alla lingua italiana il suo giusto posto e riconoscimento anche nella politica svizzera, fungendo in tal modo da stimoli a rafforzare la lingua e cultura italiana anche in altri ambiti. Come ho già avuto modo di dire non si tratta di una scelta meramente simbolica; ma una che ha prodotto dei cambiamenti che verosimilmente dureranno nel tempo. Negli ultimi mesi è capitato più volte che mie colleghe e colleghi del Consiglio nazionale, così come collaboratrici e collaboratori dei Servizi del Parlamento, persone non italofone di madrelingua, si sforzassero a dire non solo qualche parola in italiano, ma anche a partecipare a riunioni condotte in italiano. Sentire l’italiano tra i corridoi di Palazzo federale, così come il fatto che diverse cittadine e cittadini mi hanno contattato per questioni inerenti alla lingua italiana in Svizzera o semplicemente per esprimermi il loro sostegno, mi riempie di gioia e speranza per il futuro della nostra lingua e cultura. Questa è coesione nazionale vissuta nei fatti!

 

La mia scelta ha quindi a che vedere con la consapevolezza che l’identità di un paese si basa anche sulla capacità che esso ha di riconoscere, sostenere e valorizzare le diverse componenti che lo compongono. Penso infatti che la difesa e la valorizzazione dell’italiano, così come della lingua romancia e quella di altre lingue minoritarie, non è una questione unicamente linguistica, bensì di ricchezza culturale e di valorizzazione delle minoranze. Perché la nostra varietà di lingue, culture, religioni, storie ed esperienze è la più grande ricchezza della Svizzera. Unser wertvollstes Gut. Noss bain il pli prezius.

Siamo diversi, ma uniti. In tempi come questi, in cui troppo spesso c’è chi mette in dubbio valori come l’uguaglianza e le pari opportunità tra le persone e l’apertura reciproca, penso che sia importante ribadire anche questo aspetto e impegnarsi concretamente per salvaguardare la pluralità in tutti gli ambiti. Grazie mille quindi, anche a nome delle mie colleghe e dei miei colleghi dell’Assemblea federale, al vostro impegno come Lia Rumantscha per la salvaguardia e la difesa del romancio. Il vostro contributo in questi ultimi 100 anni è stato di fondamentale importanza e deve continuare con la stessa tenacia anche in futuro.

Grazia fitg, viva il rumantsch!

 

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