Riflessione film “Female Pleasure”

Riflessione film “Female Pleasure”
Riflessione film “Female Pleasure”

Mi ha fatto molto piacere essere stata invitata sabato 31 agosto 2019 al “CineMo 2019” e grazie ovviamente all’associazione Pro Grigioni Italiano – Moesano per aver organizzato questo festival cinematografico, con l’obiettivo di dare ampia visibilità ai lavori dei cineasti della Svizzera Italiana e avvicinare il pubblico al mondo delle produzioni cinematografiche locali.

Come immagino anche voi, sono molto curiosa di assistere alla proiezione della regista svizzera Barbara Müller. Un film, Female Pleasure, di cui ho sentito parlare tanto, ma che non ho ancora avuto la possibilità di vedere.

 

Negli scorsi tempi c’è stata una forte rinascita dei movimenti femministi, dai social media con #metoo alle strade con le “women’s march”, dalla “huelga feminista” in Spagna alle nostre latitudine con lo sciopero dello scorso 14 giugno. Movimenti che hanno coinvolte donne, e uomini solidali, di tutte le generazioni, culture e condizioni sociale. Un movimento variegato, la cui varietà si rispecchiava anche nelle rivendicazioni poste. Da rivendicazioni che potremmo quasi definire “tradizionali” dei movimenti femministi – ma non per questo meno importanti – come la parità salariale e una miglior conciliabilità lavoro – famiglia; a rivendicazioni più legate alla sfera sessuale.

 

Per me il femminismo è quel movimento sociale che si impegna per garantire alle donne, così come alle minoranze LGBT, le stesse opportunità e libertà degli uomini cisgender ed eterosessuali. La libertà di avere una carriera; la libertà di avere un lavoro e una famiglia; la libertà di uscire da sole la sera senza timori; la libertà di vivere la propria sessualità. Quello della sessualità è un ambito in cui le strutture patriarcali sono ancora particolarmente radicate, un ambito accompagnato allo stesso tempo da un grande tabù sociale. Penso che uno dei meriti di questo film – perlomeno da quello che ho letto sui media e sentito – è proprio di parlare di sessualità e piacere femminile, cercando di dare il proprio contributo a rompere questo tabù.

Questo tabù si palesa ancora di più quando la sessualità va di pari passo con la violenza – un binomio che purtroppo è diffuso anche in Svizzera. Un recente studio di Amnesty stima che 1 donna su 5 in Svizzera abbia già subito una molestia sessuale; 1 su 10 un rapporto sessuale contro la propria volontà. Il numero delle denunce è però nettamente inferiore. Oltre alla violenza in sé, queste donne portano spesso con sé anche il senso di colpa e di vergogna. Sentimenti causati e alimentati dalla società patriarcale, che instilla alle donne un senso di inferiorità e di dovere: è il dovere delle donne soddisfare gli uomini, indipendentemente dalla propria voglia. Oppure colpevolizzando le donne: per come erano vestite, per come si atteggiavano; trasmettendo l’idea dell’uomo che non riesce a resistere ai propri istinti e che viene sedotto.

Misconcezioni dure a morire, che però bisogna tematizzare. Perché parlarne è il primo passo per superarle.

 

 

Un secondo aspetto che mi interessa particolarmente è il fatto che il film verte intorno a cinque donne, provenienti da culture molto diverse tra loro. È interessante e importante perché ci ricorda che per quanto diverse, noi donne di tutte le parti del mondo affrontiamo in parte anche problemi simili. E ci ricorda che il femminismo non è un movimento solo europeo o occidentale; bensì mondiale. O meglio, i femminismi. Perché non c’è solo un tipo di femminismo; un tipo di rivendicazione; o un tipo di donna. Perché siamo tutte diverse e tutti diversi – e questa è la nostra più grande ricchezza.

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