Personale sanitario, gli applausi non bastano!

Personale sanitario, gli applausi non bastano!

È nostro dovere riconoscere la sanità quale servizio pubblico in cui investire risorse, sottraendola alla logica della concorrenza e dei profitti ad ogni costo – Articolo apparso su La Regione il 6 aprile 2020

Il 2020 sarà certamente ricordato come l’anno della pandemia di Coronavirus. Ma il 2020 è anche l’anno internazionale delle infermiere e degli infermieri e delle levatrici. Nei paesi più fragili sono spesso i primi e in alcuni casi anche gli unici operatori sanitari a cui può far riferimento popolazione. Anche quando medici e ospedali sono presenti in numero più importante, è necessario investire maggiori risorse per garantire anche in futuro un’assistenza sanitaria universale ed evitare una medicina a due velocità. L’attuale emergenza sanitaria a causa del covid-19 rende evidenti alcuni problemi intrinsechi al nostro sistema sanitario, già conosciuti da tempo ma ai quali la politica ha dato finora risposte insufficienti. In Svizzera viene formato solo il 56% del personale necessario per l’insieme del settore sanitario. Nel settore infermieristico addirittura solo il 43%, cioè 10’000 persone meno del necessario. Lacuna che è colmata ricorrendo a personale straniero. Il lavoro svolto da chi opera nelle cure infermieristiche, compito prevalentemente assicurato da donne, non è riconosciuto come dovrebbe essere. Al di là dell’attuale emergenza, i ritmi di lavoro e i turni sono spesso estenuanti. Fortunatamente l’Associazione svizzera delle infermiere e degli infermieri ha depositato l’iniziativa “per cure infermieristiche forti” che propone di dare al personale infermieristico il giusto riconoscimento, di valorizzare la professione e aumentare la formazione di personale qualificato. L’iniziativa popolare è attualmente al vaglio delle Camere federali che, mi auguro, diano delle risposte concrete per potenziare il settore delle cure infermieristiche.

Il 2020 dovrà essere anche l’anno del rafforzamento delle cure di base, indispensabili nell’affiancare chi lavora negli ospedali. In Svizzera non mancano solo infermiere e infermieri, c’è carenza anche di medici, e soprattutto di medici di famiglia. Quelle figure che fanno da ponte tra l’ammalato e la struttura ospedaliera, che identificano chi ha bisogno di cure più specialistiche, che valutano chi deve essere ricoverato e chi no, che accompagnano il malato e i suoi famigliari. Per l’accesso agli studi di medicina abbiamo addirittura il numero chiuso, con la diretta conseguenza che dobbiamo ricorrere al personale medico di altri paese, ai quali sottraiamo risorse indispensabili. Un blocco alla formazione che andrà tolto con urgenza, mentre le cure di base dovranno essere rafforzate in quanto porta d’entrata al sistema sanitario, con attività di prevenzione e di cura per evitare quando possibile i ricoveri ospedalieri e garantire la presa a carico post-ospedaliera. Un approccio integrato sulla base delle competenze dei vari professionisti, medici, infermieri e altri operatori sanitari. Un sistema sanitario forte necessita infatti di una buona medicina di prossimità, oltre che di ottime strutture ospedaliere. In Ticino sono pendenti ben due iniziative popolari, “per cure mediche e ospedaliere di prossimità “e “per la qualità e sicurezza delle cure ospedaliere”, volte a rafforzare il sistema sanitario cantonale, a riconoscere maggiormente gli ospedali di interesse pubblico e a sviluppare nuovi modelli di presa a carico su tutto il territorio cantonale, anche valorizzando gli ospedali di valle il cui ruolo, come vediamo in questo periodo, è centrale. Iniziative che dovranno rapidamente essere tolte dai cassetti e concretizzate.

L’emergenza sanitaria ci ha mostrato i volti di medici, infermieri e persone attive nei settori essenziali che con grande dedizione e competenza si occupano dei nostri nonni, genitori e amici ammalati. Per tutte e tutti loro è nostro dovere riconoscere la sanità quale servizio pubblico in cui investire risorse, sottraendola alla logica della concorrenza e dei profitti ad ogni costo, che ne fanno oggi spesso oggetto di attività lucrative e molto redditizie, piuttosto che un servizio universale. Ben vengano quindi gli applausi, ma da soli non bastano.

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