Sessione straordinaria, povertà e solidarietà internazionale – Newsletter

Sessione straordinaria, povertà e solidarietà internazionale – Newsletter
Buongiorno
“Storicamente, le pandemie hanno sempre costretto gli esseri umani a rompere con il passato e a immaginare il loro mondo da capo. Questa non è diversa. È un portale, un cancello tra un mondo e un altro. Possiamo scegliere di attraversarlo trascinandoci dietro le carcasse del nostro odio, dei nostri pregiudizi, la nostra avidità, le nostre banche dati, le nostre vecchie idee, i nostri fiumi morti e cieli fumosi. Oppure possiamo attraversarlo con un bagaglio più leggero, pronti a immaginare un mondo diverso. E a lottare per averlo.”
Arundhati Roy , scrittrice indiana
Spero che tu e i tuoi cari siate in salute. La scorsa settimana l’ho passata interamente a Berna, dapprima per la sessione straordinaria delle Camere federali dedicata alle misure sanitarie ed economiche per fronteggiare le conseguenze della pandemia, in seguito per lavori commissionali. Dopo l’interruzione della terza settimana della sessione primaverile, dal 6 di aprile hanno ripreso i lavori nelle commissioni, sfociati nella sessione straordinaria. Affrontare la crisi non vuole dire sacrificare il dibattito democratico, ci deve infatti essere spazio per opinioni diverse, per il confronto sulle misure per superare la crisi e affrontare le emergenze sociali ed economiche, così su come rafforzare il nostro sistema sociale e sanitario.

Un pacchetto di misure contro la povertà

Durante la sessione straordinaria, l’assemblea federale ha varato 58 miliardi di franchi di misure ed aiuti. Misure giuste e necessarie, ma non sufficienti per arginare la grave crisi sociale che colpisce le persone più fragili della nostra società. Nel mio intervento generale sul momento che stiamo vivendo ho messo ancora una volta l’accento sulla solidarietà. In queste settimane sono stati molti i richiami a questo valore e gli appelli ad aiutare chi è in difficoltà. E molti sono stati anche i gesti solidali, verso chi si è ammalato e  chi ha lavorato in condizioni difficili. Parole e azioni che non possono limitarsi al periodo dell’allarme sanitario, ma che devono far parte del dopo emergenza. L’emergenza sanitaria sta infatti diventando sempre più un’emergenza sociale ed economica. Le misure finanziarie a sostegno dei salari e dei posti di lavoro decise dal Consiglio federale e approvate dal parlamento sono necessarie ma non sono sufficienti per evitare che i costi di questa crisi ricadano sui più deboli o sulle classi medie, facendo aumentare la povertà. Anche in Svizzera sono aumentate le persone che hanno bisogno di aiuti per i beni di prima necessità, cibo e viveri, ma anche per poter accedere all’assistenza sanitaria e pagare le bollette. Abbiamo visto tutti le immagini delle persone in coda a Ginevra. Persone fragili, precarie, sans papier o con permessi di dimora limitati. Da una parte si tratta di persone senza regolari permessi di lavoro, impiegate come badanti, aiuto domestico o nell’agricoltura la cui situazione va urgentemente regolarizzata. Dall’altra di persone residenti ma con redditi molto bassi o con situazioni sociali difficili. Per affrontare queste emergenze ed evitare che aumenti la povertà, ho sollecitato un pacchetto di misure contro la povertà dovuta al coronavirus tramite la seguente mozione e assieme a colleghi e colleghe del Partito Socialista e dei Verdi abbiamo presentato degli atti parlamentari. Trovate qui più informazioni. Sia a livello svizzero che ticinese come Partito Socialista richiediamo un fondo di solidarietà per far fronte alla crisi sociale. I costi di questa crisi non devono essere pagati dalla classe media e dalle persone più vulnerabili, non possono essere caricati sulle assicurazioni sociali e compensati con misure di risparmio, ma devono essere finanziati in maniera solidale da un lato con parte delle riserve della Banca nazionale e dall’altro da una tassa di solidarietà sui redditi elevati, sui patrimoni molto consistenti e sulle eredità di oltre 10 milioni di franchi.

Solidali sì, in Svizzera come nel resto del mondo

La crisi sanitaria che stiamo vivendo in queste settimane è una crisi globale che non risparmia nessun continente e colpisce i paesi più ricchi come quelli più poveri. È una crisi che mette a nudo le contraddizioni di uno sviluppo eccessivo, di un utilizzo sproporzionato delle risorse disponibili. Ecco perché il dopo crisi non può prescindere da quanto avviene nel resto del mondo, anche nei paesi più fragili e a basso reddito. In collaborazione con public eye mi sono occupata dell’accesso equo ai medicamenti nella lotta al covid-19 e ho presentato un’interpellanza in merito, disponibile qui. Il Consiglio federale ha deciso di stanziare 400 milioni di franchi come aiuto umanitario: ben venga questo intervento, ma esso non può però andare a scapito della cooperazione allo sviluppo. È infatti necessario intervenire a lungo termine, combattendo la povertà e rafforzando i sistemi sanitari dei paesi più fragili.

E per concludere una nota più personale: dal 1. giugno diventerò presidente dell’associazione “palliative ch”, un’associazione multiprofessionale che ha come obiettivo quello di migliorare l’accesso per le persone colpite e i loro familiari e di promuovere e garantire in modo professionale la qualità della medicina palliativa, delle cure e del sostegno alle persone ammalate e alle loro famiglie. Nel mese di  aprile sono diventata anche membro di comitato dell’associazione “donne di pace nel mondo”, un’organizzazione internazionale è impegnata nella partecipazione delle donne alla costruzione della pace. Una rete internazionale nata dalle 1’000 donne nominate al premio Nobel per la pace nel 2005 che promuove lo scambio di esperienze tra le donne in tutto il mondo e si impegna. Proprio ieri ho partecipato a una conferenza online con una ventina di donne da tutto il mondo, è stato un bellissimo scambio di idee.

Trovi qui comunicati stampa, interviste e articoli miei e del PS in merito al coronavirus. Buona lettura. Cari saluti,
Marina

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