Rendita ponte: affinché si possa andare in pensione con dignità

Rendita ponte: affinché si possa andare in pensione con dignità

Lascia l’amaro in bocca la decisione di esponenti dell’UDC (sembrerebbe addirittura con il sostegno del loro partito) di lanciare il referendum contro la decisione delle Camere federali! Ecco il mio articolo apparso su La Regione

Sono in aumento le persone che non riescono a trovare un nuovo lavoro dopo i cinquantacinque anni di età. Lavoratrici e lavoratori considerati troppo anziani da un mondo del lavoro sempre più competitivo. Persone che, non trovando un nuovo impiego ed esaurendo le indennità di disoccupazione, sono costrette ad utilizzare i loro risparmi, riscuotere anticipatamente la rendita AVS e spesso anche attingere ai loro averi di vecchiaia, prima di poter ricorrere all’aiuto sociale. Negli ultimi anni sempre più persone si sono ritrovate in questa difficile situazione: tra il 2011 e il 2017 la quota di aiuto sociale destinata ai sessanta-sessantaquattrenni è aumentata del 47 per cento, ossia in misura superiore a quella delle altre fasce d’età. Secondo uno studio della Segreteria di Stato dell’economia, solo il 14 per cento delle persone di cinquantacinque anni che perde il lavoro riesce poi ad essere reintegrato nel mercato del lavoro in modo permanente. Una situazione che rischia di accentuarsi a causa della crisi sociale ed economica a seguito della pandemia. A fronte di questa situazione allarmante il Parlamento, benché con fatica e a maggioranza, ha deciso di agire adottando una nuova legge federale sulle prestazioni transitorie per i disoccupati anziani, con la quale intende colmare una lacuna nella sicurezza sociale. Le persone che hanno esaurito il diritto alle indennità dell’assicurazione contro la disoccupazione dopo i sessant’anni e che vantano un periodo di attività lucrativa con una determinata soglia di reddito, riceveranno una rendita ponte fino al raggiungimento dell’età ordinaria di pensionamento. Una prestazione necessaria e urgente per molte persone in Ticino. Non bisogna essere indovini per immaginare che in un Cantone dove il tessuto economico è fragile, un peggioramento del mercato del lavoro colpirà in maniera importante le persone con più di cinquantacinque anni. Ecco perché, benché fosse nell’aria, lascia comunque l’amaro in bocca la decisione di esponenti dell’UDC (sembrerebbe addirittura con il sostegno del loro partito) di lanciare il referendum contro la decisione delle Camere federali. Certo questa nuova prestazione sociale non è la panacea. Sono comunque necessarie misure per garantire posti di lavoro duraturi e per combattere il precariato, va introdotta una migliore protezione dal licenziamento e sono indispensabili misure più efficaci per il reinserimento nel mondo del lavoro. Sarebbe stato possibile estendere il diritto e aumentare l’ammontare dell’indennità della rendita ponte, ma come spesso accade è stato necessario raggiungere un compromesso per superare lo scoglio del Parlamento. Per quanto migliorabile, oggi abbiamo una prestazione sociale che permetterà di evitare la povertà ai disoccupati più anziani. Sono comunque fiduciosa che il popolo svizzero, se sarà chiamato ad esprimersi sulla nuova legge, saprà riconoscerne la necessità di una rendita ponte. Non si può infatti sacrificare sull’altare di giochetti politici una misura che permetterà alle persone di sessant’anni o più, il cui diritto alle prestazioni dell’assicurazione contro la disoccupazione si è estinto, di vivere dignitosamente fino al raggiungimento dell’età pensionabile. A maggior ragione nel periodo attuale, contraddistinto dall’incertezza, non è giusto che chi ha lavorato una vita debba ricorrere all’assistenza dopo aver dato fondo ai suoi averi di vecchiaia.

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