No alla “No Billag”

Il 4 marzo 2018 saremo chiamati a votare sull’iniziativa “No billag”, la quale chiede di abolire il canone radiotelevisivo. È una proposta pericolosa soprattutto per il nostro Cantone e la minoranza linguistica italofona: i cittadini e le cittadine ticinesi contribuiscono globalmente al canone nazionale per 53,7 milioni mentre, grazie al concetto solidale del federalismo, del plurilinguismo e del rispetto delle minoranze, al Ticino ritornano oltre 242 milioni, che equivale al 20,5% del canone incassato globalmente a livello nazionale. Abbiamo pertanto un saldo netto di oltre 188 milioni. Questo importante contributo, finanziato principalmente dai cittadini e dalle cittadine svizzeri tedeschi e francesi, contribuisce, qui in Ticino, alla creazione di un ulteriore valore aggiunto complessivo di 213 milioni di franchi che corrisponde ad almeno 500 posti di lavoro creati nell’industria privata che vanno ad aggiungersi ai 1’200 posti interni alla RSI.

Oltre a questo argomento principalmente economico, sono contraria all’iniziativa anche per una questione di democrazia. I media sono un importante pilastro nel sistema democratico e assumono una fondamentale funzione informativa e di controllo. A differenza dei media privati quelli pubblici hanno il chiaro compito di fornire informazioni oggettive e critiche. Dato che i media pubblici non sottostanno a dannosi meccanismi  di mercato, possono produrre trasmissioni proprie di alta qualità, spesso costose. Penso ad alle puntate di Falò o Patti chiari, ma anche per eventi sportivi vale lo stesso ragionamento.

Il 4 marzo diciamo chiaramente NO a questa iniziativa dannosa per la democrazia e per la svizzera italiana!